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Fumare la Pipa

Il manuale della pipa · Quattro

I tabacchi da pipa: guida alle famiglie

Le foglie da pipa sono poche e si contano su due mani. Tutto il resto — migliaia di miscele con nomi da romanzo — sono combinazioni di quelle.

di Emilia Orefice · che nel 2002 fondò Fumare la Pipa

Davanti allo scaffale di una tabaccheria fornita il principiante si perde, e si perde per un motivo preciso: legge i nomi delle miscele invece degli ingredienti. I nomi sono marketing. Gli ingredienti sono sei o sette, e una volta imparati quelli lo scaffale diventa leggibile.

Due foglie possono essere la stessa varietà e avere sapori lontanissimi, perché quasi tutto succede nella cura, cioè nel modo in cui la foglia viene essiccata. È da lì che conviene partire.

Le tre cure

Le famiglie, una per una

Virginia

La base più usata al mondo. Colore dal giallo paglierino all’arancio scuro, gusto dolce, erbaceo, con note di fieno, agrume e pane. Nicotina bassa o media.

Il Virginia è l’unico tabacco che migliora invecchiando: gli zuccheri si trasformano lentamente e una latta di dieci anni non ha niente a che vedere con la stessa appena aperta. Ha un difetto serio per chi comincia: brucia caldo e, se tiri forte, ti prende la lingua senza pietà. Si fuma piano.

Nei flake, le fette pressate, dà il meglio.

Burley

Nasce da un incidente: nel 1864, nel semenzaio di una varietà Red Burley in Kentucky, comparve un mutante con deficienza clorofilliana, di colore chiaro, chiamato subito White Burley. È il Burley che conosciamo.

Curato ad aria, resta quasi privo di zuccheri: gusto secco, di noce e cacao amaro, poco dolce. Nicotina media, a volte alta. Brucia lento e fresco, ed è per questo che lo si trova ovunque come base di miscele: regge il fuoco e non scotta.

Fu un successo enorme in America e dai primi del Novecento ha fatto da fondamenta a miscele leggendarie. In Italia se ne sono selezionate varietà resistenti al marciume, fra cui il Burley Giuseppina, di buona qualità, e il Burley di Gran Reddito, molto produttivo.

Kentucky

Foglia scura, curata a fuoco diretto, con dal 3 al 6% di nicotina contro il 2-3% degli americani chiari e l’1-2% dei levantini. L’insolazione e la siccità alzano la nicotina, l’irrigazione e l’ombra la abbassano.

Gusto affumicato, terroso, di cuoio e legna bruciata. È la foglia del sigaro Toscano, ed è anche la spina dorsale del nostro Trinciato Comune: secco, taglio medio, corpo pieno e gusto stranamente neutro, che è il motivo per cui è il tabacco tradizionale con cui si roda una pipa nuova.

Con questi valori di nicotina, un Kentucky forte a stomaco vuoto dà capogiro. Non è un modo di dire.

Latakia

Il più riconoscibile di tutti. Nero, a volte con riflessi, curato a fuoco diretto con legni e arbusti aromatici: la foglia assorbe il fumo per settimane. Nasce siriano, oggi è quasi tutto cipriota.

Odore di catrame, cuoio bagnato, incenso e falò spento. Nicotina bassa, gusto invadentissimo: non si fuma quasi mai da solo, si usa come condimento, dal dieci al quaranta per cento della miscela. È il marchio delle English mixture e delle Balkan.

Divide come poche cose al mondo: o è casa, o è un posacenere. Lo si scopre alla prima fumata.

Orientali

Foglie piccole di Turchia, Grecia, Macedonia: Smirne, Yenidje, Basma, Drama. Curate al sole, poca nicotina, molto profumo — secco, speziato, agro, con note di erbe e spezie dolci.

Da soli sono sottili e sfuggenti, in miscela sono quello che dà complessità. In una English mixture il Latakia fa il rumore e gli Orientali fanno la musica.

Cavendish

Non è una foglia: è un procedimento. Qualunque tabacco può diventare cavendish se sottoposto ripetutamente a pressione, sbalzi di temperatura e concia secondo metodi stabiliti. Negli Amphora, per fare un esempio, ci sono Virginia, Burley e Orientali tutti trattati a cavendish.

Il colore va dal marroncino chiaro al nero. Il profumo è immancabilmente cioccolatoso; nel gusto sono dolci, con richiami di cacao e nocciola, e i più chiari ricordano l’arachide. Gli scuri profumano più dei chiari. Sono eccellenti per allungare una miscela e ammorbidirla.

Aromatici

Tabacchi — quasi sempre cavendish e Burley — a cui si aggiungono aromi: vaniglia, whisky, frutta, miele, cioccolato. Sono i più venduti e i più fraintesi.

La cosa da sapere è la differenza fra casing e top flavour. Il casing entra nella foglia; il top flavour è spruzzato sopra ed è quello che senti aprendo la busta. Negli aromatici di bassa qualità domina il top: profuma benissimo nel barattolo, e una volta evaporato lascia un tabacco deludente. Negli aromatici seri il tabacco sotto è buono anche da solo.

Due avvertenze pratiche: sono umidi, quindi vanno asciugati prima di caricare, e impregnano la pipa, quindi conviene dedicargliene una.

Come si legge un’etichetta

I nomi commerciali dicono poco, ma il taglio dice moltissimo, e sta sotto gli occhi di tutti:

TaglioCom’èCome si comporta
Ribbon cutFili sottiliFacile da caricare, brucia in fretta. Attenzione alla lingua
FlakeFette pressateVa sfregato fra i palmi. Brucia lento e fresco
Ready rubbedFlake già scioltoIl compromesso comodo
PlugPanetto compattoSi affetta col coltello. Da esperti
Rope / twistCorda ritortaMolto forte. Da tagliare a monetine
Cubo / cube cutCubettiBrucia lentissimo, spesso Burley

Regola secca: più il taglio è sottile, più il tabacco brucia in fretta. Con un taglio fine carica più lasco del solito e tira piano.

Da quali cominciare

Non da un aromatico alla vaniglia, che è il consiglio che ricevono tutti e che spedisce metà dei principianti a fumare zucchero bruciato. E nemmeno da una English piena di Latakia, che è troppo.

Il percorso sensato è questo:

  1. Un Burley naturale o il Trinciato Comune, per una decina di fumate. Non ti piacerà molto e non ti farà danni: ti insegna il gusto del tabacco senza trucchi, e nel frattempo roda la pipa.
  2. Un cavendish regular poco aromatizzato, per capire cosa fa la dolcezza.
  3. Un Virginia semplice, meglio in flake, fumato piano. Qui comincia il bello.
  4. Solo adesso una English mixture leggera, per incontrare il Latakia e decidere da che parte stai.

Compra cinquanta grammi per volta e un tipo alla volta. Chi compra sei buste insieme non impara niente da nessuna delle sei.

Il metodo di prova

Questo è un vecchio esercizio del forum e funziona ancora. Le prove si fanno a stomaco vuoto e lontano dai pasti: dopo mangiato il gusto si altera, e a digiuno si sente distintamente anche la forza nicotinica.

  1. Apri la busta, versa tutto su un tovagliolo di carta e guarda: taglio, colori, quanti tabacchi diversi riconosci.
  2. Toccalo. Valuta l’umidità. I molto umidi o sono pressati o sono molto conciati.
  3. Annusalo, e annusa separatamente i componenti che hai distinto.
  4. Mettilo in un contenitore di vetro o ceramica e lascialo respirare due ore. Poi annusa la busta vuota e l’odore rimasto nella stanza: quello è l’aroma, cioè quello che sentono gli altri mentre fumi. Chiedi anche a chi in casa non fuma: è il giudice più severo e più utile.
  5. Fuma tre cariche con tre compattezze diverse — lasca, media, molto compressa — e scrivi ogni volta due righe.
  6. A fine fumata guarda la cenere e il fondo del fornello: capirai quando quel tabacco sporca e quando no.

Sembra lungo. In realtà è il modo più divertente di passare un pomeriggio, ed è quello che trasforma un fumatore in un fumatore che sa cosa sta fumando.

Come si conserva

Barattolo di vetro con chiusura, al buio, temperatura di casa. Niente frigorifero, niente umidificatori da sigaro: il tabacco da pipa non ha bisogno di essere inumidito, ha bisogno di non asciugarsi. Le latte sigillate si conservano anni e i Virginia, ripeto, migliorano.

Ora che sai cosa metterci dentro, vale la pena di rileggere come si carica e si accende, perché ogni taglio vuole una pressione diversa. E se la pipa comincia a sapere di tutto insieme, il problema è qui: pulire e curare la pipa.

Dalle voci «Giuseppina Burley», «La cura del Kentucky» e «Metodo per novizi di prova di tabacchi» del manuale di Fumare la Pipa, e dalle 144 recensioni dell’archivio FLP.

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