Il manuale della pipa · Cinque
Pulire e curare la pipa
Una pipa pulita fuma bene per cinquant’anni. Una pipa trascurata diventa immangiabile in sei mesi, e non torna più indietro.
di Emilia Orefice · che nel 2002 fondò Fumare la Pipa
Di tutte le cose che si raccontano sulla pipa, la manutenzione è quella dove le leggende fanno più danni: si sentono consigli che rovinano oggetti belli e costosi, ripetuti con assoluta sicurezza. Qui c’è il minimo che serve davvero, e i tre errori da non fare.
Gli scovolini, che sono l’attrezzo più utile che esista
Uno scovolino è un’anima metallica o plastica avvolta di fibre. Ne esistono tre tipi:
- Assorbente — rivestimento di solo cotone. Serve a togliere l’umidità, anche durante la fumata.
- Abrasivo — cotone e nylon alternati. Serve a raschiare i depositi.
- Misto — metà e metà. Poco diffuso.
La lunghezza standard è sui 15-16 centimetri; per le churchwarden dal cannello lunghissimo ne servono di più lunghi.
Uno scovolino buono si flette ma non si piega — vuol dire anima in acciaio, e serve per infilarlo in una pipa curva senza che si accartocci a metà strada — e non lascia residui di cotone, il che evita di aspirarsi un batuffolo mentre fumi. Costano pochi centesimi l’uno: comprarli scadenti non ha senso.
Dopo ogni fumata
Svuota la cenere battendo il fornello sul palmo della mano, o su un sughero, o su uno straccio. Mai sul bordo duro di un portacenere: il bordo del fornello si scheggia, e non si aggiusta.
Passa uno scovolino assorbente dal bocchino verso il fornello mentre la pipa è ancora tiepida — a caldo l’umidità viene via molto meglio. Ruotalo e sfilalo.
Non smontare la pipa da calda. Questo è il primo dei tre errori. Il gambo in ebanite o acrilico, scaldato, si dilata dentro la sede: se lo estrai in quel momento, con il raffreddamento resta lasco per sempre, o peggio spacchi il cannello. Aspetta che sia fredda. Sempre.
Poi lascia la pipa aperta, non chiusa in una custodia. E soprattutto, falla riposare: almeno ventiquattr’ore, meglio quarantotto. La radica assorbe umidità a ogni fumata e deve smaltirla, altrimenti la fumata dopo sarà peggiore. È da qui che nasce l’abitudine di avere più pipe: non è collezionismo, è rotazione.
Ogni dieci fumate: la pulizia straordinaria
Smontata la pipa fredda:
- Bagna uno scovolino abrasivo con un dito di alcol per liquori — quello alimentare, non alcol denaturato e non alcol etilico profumato.
- Passalo nel cannello e nel bocchino, avanti e indietro, finché non esce quasi pulito.
- Passa due scovolini asciutti per togliere ogni traccia di alcol.
- Lascia le due parti all’aria un’ora prima di rimontarle.
Qualcuno usa alcolici veri — rum, whisky, grappa — sostenendo che lasciano un sapore gradevole. È vero, e passa in due o tre fumate. Non fa danni, ma non fa nemmeno miracoli.
Il grattapipe e la crosta
La crosta di carbone che si forma dentro il fornello va tenuta intorno al millimetro, lo spessore di una moneta da un centesimo. Se cresce oltre, diventa irregolare, restringe il fornello, ostacola la combustione e contamina il gusto.
Si riduce con il grattapipe, che è una lama a settori regolabile: si appoggia dentro il fornello e si gira in tondo con pochissima pressione, controllando spesso. La regola è una sola: non arrivare mai al legno. Se vedi radica nuda hai grattato troppo, e quella zona si bruciacchierà prima delle altre.
La carta vetrata arrotolata su un dito è il secondo errore: toglie in modo irregolare e quasi sempre troppo.
Il bocchino, l’ossidazione e il terzo errore
I bocchini seri sono di due materiali. Il metacrilato, che chiamiamo acrilico, non ossida, non cambia colore e non ha bisogno di niente: si lava e basta.
L’ebanite è un’altra storia. È gomma vulcanizzata: la vulcanizzazione lega le catene di gomma fra loro con ponti di zolfo, ed è quel reticolo tridimensionale a darle elasticità e durezza. Esposta all’aria, alla luce e alla saliva, la superficie si ossida: diventa verdastra, opaca e amara al gusto.
Si toglie con un panno morbido e una pasta abrasiva finissima, due o tre volte l’anno. Dopo, un velo di cera. Chi ci tiene ripone le pipe al buio, che è il modo più semplice di rallentare tutto.
E qui il terzo errore, il più diffuso e il più grave: la candeggina. Gira da sempre il consiglio di mettere il bocchino ossidato quattro ore nell’ipoclorito di sodio, e in effetti il verde sparisce. Sparisce perché l’ipoclorito attacca i ponti di zolfo, cioè smonta esattamente la reticolazione che rende l’ebanite quello che è. Il bocchino torna nero e diventa poroso, fragile e opaco per sempre. Ha guadagnato una settimana e perso dieci anni.
Le cose che non si fanno
- Lavare la pipa con acqua. La radica non è una tazza. L’acqua entra nelle fibre e non esce.
- Fumare due volte di fila la stessa pipa. È il modo più rapido per bruciare il fornello e ottenere il «fondiglio», quella poltiglia acida sul fondo.
- Tenerla in tasca senza custodia. Il bocchino si graffia e il cannello si allenta.
- Metterla vicino a un termosifone per farla asciugare. Il calore secco e improvviso fa aprire le crepe.
Se la pipa «sa di tutto»
Capita quando si è fumato di tutto nella stessa pipa, in particolare aromatici. La cura, in ordine crescente di violenza:
- Riposo lungo, due settimane, aperta.
- Pulizia straordinaria con alcol, ripetuta due o tre volte a distanza di giorni.
- Riduzione della crosta col grattapipe: gran parte del sapore residuo sta lì.
- Sale grosso da cucina nel fornello, inumidito con qualche goccia di alcol, per una notte. Poi si butta e si spazzola. È il rimedio classico e funziona, ma toglie anche il carattere alla pipa: si fa quando non c’è alternativa.
E per il futuro, la soluzione vera: una pipa dedicata agli aromatici, e non fumarci altro.
Quanto dura una pipa
Una pipa buona, trattata così, dura più di chi la fuma. Nel forum di FLP circolavano regolarmente Castello e Savinelli degli anni Sessanta ereditate dai padri, ancora perfette. Non c’è niente di magico: qualcuno le aveva pulite ogni volta e fatte riposare.
Se ti interessa sapere chi ha fatto le pipe che stai pulendo, la strada è questa: gli artigiani italiani della pipa. E se stai ancora rodando, torna a il rodaggio e la crosta.
Dalle voci «Gli scovolini», «Materiali dei bocchini: gomma ed elastomeri», «Curapipe» e «Grattapipe» del manuale e del dizionario di Fumare la Pipa.