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Fumare la Pipa

Il manuale della pipa · Due

Come caricare e accendere la pipa

Novanta volte su cento, quando una fumata va male, è andata male prima di cominciare. Si decide tutto nei due minuti del caricamento.

di Emilia Orefice · che nel 2002 fondò Fumare la Pipa

C’è una sola cosa che separa chi fuma la pipa con piacere da chi ci ha provato e ha smesso dicendo che gli bruciava la lingua, e non è il tabacco, non è la pipa e non è il talento. È il caricamento.

Una pipa caricata male non si aggiusta più. Puoi bucare il tabacco con lo spillone, puoi riaccendere quindici volte, puoi cambiare respiro: salvi la fumata, non la rendi buona. Per questo vale la pena spendere due minuti a farlo bene, e per questo lo si fa seduti e senza fretta.

Prima di tutto: l’umidità del tabacco

Il tabacco da pipa si vende quasi sempre più umido di quanto serva, perché umido pesa e umido non si sbriciola nel barattolo. Prima di caricare, prendine una presa e stringila in pugno.

I flake, cioè le fette pressate, vanno sciolti sfregandoli fra i palmi. Chi li carica interi, arrotolandoli e infilandoli in verticale, lo fa apposta e sa perché: non è una cosa da prima settimana.

Il caricamento a tre strati

È il metodo classico e si insegna con tre parole che sul forum di FLP giravano da vent’anni: come un bambino, come una donna, come un uomo. Sono le tre pressioni, in ordine crescente.

Primo terzo — come un bambino

Lascia cadere il tabacco nel fornello a pizzichi, fino a colmarlo fino all’orlo. Non premere ancora niente: deve entrare per gravità, restando soffice. Poi spingi con un dito, con una pressione appena percettibile, finché il tabacco non arriva a un terzo dell’altezza.

Secondo terzo — come una donna

Riempi di nuovo fino all’orlo e premi con forza media, fino ai due terzi. Adesso senti già una piccola resistenza elastica sotto il dito.

Ultimo terzo — come un uomo

Riempi un’ultima volta e premi con decisione fino all’orlo. La superficie deve essere piatta: nessuna escrescenza, nessun filo che sporge. Una gobba brucia prima del resto e rovina l’accensione.

Il principio è semplice: la densità cresce dal basso verso l’alto, così l’aria che sale trova via via meno resistenza e la brace scende regolare invece di scavare un tunnel.

La prova del respiro

Prima di accendere, aspira a vuoto. L’aria deve passare come da una cannuccia: presente, ma senza sforzo. Se devi tirare, hai premuto troppo.

A quel punto non c’è niente da salvare: rovescia tutto e ricarica. Costa trenta secondi e un pizzico di tabacco. Insistere costa mezz’ora di riaccensioni e una lingua ustionata.

L’accensione è doppia, e non è un difetto

Perché una fumata riesca, tutta la superficie del tabacco deve andare in brace insieme. Se una parte resta cruda, il fumo caldo la attraversa, ci lascia umidità, e da lì in poi hai gorgoglio e sapore acido fino in fondo.

Prima accensione. Avvicina la fiamma e muovila in cerchio su tutta la superficie, aspirando con vigore. La pipa sta ferma in bocca: quello che si muove è solo la fiamma. Vedrai il tabacco gonfiarsi e sollevarsi in un cappello: è normale, è il primo strato che si carbonizza e si alza. Molto probabilmente si spegnerà.

Il pigino. Prendi il curapipe e schiaccia quel cappello, riportando la superficie piatta e compatta. Questo passaggio è l’anima di tutto il metodo: adesso sotto la fiamma hai uno strato di carbone già formato e uniforme.

Seconda accensione. Riaccendi, sempre in cerchio. Da qui in avanti la brace deve tenersi da sola.

Con che cosa accendere

Fiammiferi lunghi da camino oppure accendino a gas per pipa. Sono sconsigliati i cerini e gli accendini a benzina, che contaminano il gusto in modo netto. Il fiammifero permette di governare meglio la direzione della fiamma; l’accendino è più pratico all’aperto, ma se la fiamma è troppo lunga si brucia il bordo del fornello, che è un danno permanente e brutto da vedere.

C’è anche una scuola alternativa, che usa un antivento a fiamma diretta proprio per non dover aspirare forte: la teoria è che sono le aspirate poderose dell’accensione classica a surriscaldare la pipa fin dal primo minuto. In quel caso si accosta la fiamma un secondo per volta, con cinque secondi di pausa fra un tocco e l’altro. Funziona, ma vuole molta attenzione al bordo.

Il ritmo della fumata

Aspirate corte, leggere, cadenzate. Una ogni dieci o quindici secondi. La pipa non si fuma come una sigaretta: si tiene accesa, che è un altro mestiere.

La verifica è la mano: appoggia il dorso al fornello. Deve essere caldo come una tazza di tè che si può ancora tenere, non più. Se scotta, hai tirato troppo. Posa la pipa un minuto: si spegnerà forse, e non è grave. Riaccendere è normale, ustionarsi la lingua no.

Il fondo del fornello, l’ultimo centimetro, è sempre la parte peggiore: lì si sono raccolti gli umori di tutta la fumata. Nessuno ti obbliga a finirla. Si getta la cenere e non se ne parla più.

Quando qualcosa va storto

SintomoCausaRimedio
Si spegne di continuoTabacco premuto troppo, o troppo umidoBuca il tabacco con lo spillone del curapipe. Se non basta, ricarica: più sciolto o più asciutto
Gorgoglio nel cannelloCondensaPassa uno scovolino senza svuotare la pipa, poi riaccendi
Lingua che bruciaAspirate troppo lunghe e ravvicinateRallenta. Non c’è altro rimedio, ed è l’unico che serve
Brucia solo al centroAccensione parzialeSpegni, appiattisci col pigino, riaccendi tutta la superficie
Sapore acido a metàTabacco crudo bagnato dal fumoÈ un errore di caricamento: si corregge la volta dopo
Il fornello scottaRitmo troppo velocePosala. Riprendi fra due minuti

Quanto ci vuole a impararlo

Cinque o sei fumate per non sbagliare più il caricamento. Un mese per trovare il proprio ritmo senza pensarci. Poi diventa un gesto, e a quel punto smetti di leggere le guide e cominci a discutere di tabacchi, che è il vero divertimento.

La prossima: le famiglie dei tabacchi da pipa. E se la pipa è nuova di negozio, leggi anche il rodaggio e la crosta, perché le prime fumate hanno regole leggermente diverse.

Basata sull’articolo «Accensione» del manuale di Fumare la Pipa e sulla pratica raccolta nel forum fra il 2002 e il 2011.

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