Il manuale della pipa · Uno
Come scegliere la prima pipa
La prima pipa non deve essere la pipa della vita. Deve essere una pipa che perdona gli errori, e gli errori all’inizio si fanno tutti.
di Emilia Orefice · che nel 2002 fondò Fumare la Pipa
Per vent’anni, sul forum di Fumare la Pipa, la domanda più frequente è sempre stata la stessa: quale pipa compro per cominciare? E per vent’anni la risposta giusta è rimasta scomoda, perché nessuno la vuole sentire: la prima pipa conta molto meno di quanto credi, e quello che conta davvero non è nel negozio, è nelle prime venti fumate.
Detto questo, ci sono scelte che rendono quelle venti fumate una cosa piacevole e scelte che le rendono una punizione. Questa guida serve a evitare le seconde.
La regola che vale più di tutte: la forma
Franco Rossi, che ha guidato Il Ceppo dal 1995, diceva che ogni pipa deve avere un nome: billiard, boccetta, bulldog. Non è vezzo da collezionisti. Ogni forma classica nasce da una funzione, e la funzione decide come si fuma.
Per la prima pipa la risposta è una sola: una billiard dritta di misura media. La billiard è il fornello cilindrico su cannello dritto, la pipa che disegna un bambino se gli chiedi di disegnare una pipa. È la forma più diffusa perché è la più facile: il percorso del fumo è lineare, non ci sono curve dove la condensa si raccoglie, e la parete cilindrica ha spessore costante, quindi la temperatura resta costante anche quando tu sbagli il ritmo. E lo sbaglierai.
Le altre forme sono bellissime e quasi tutte peggiori per cominciare:
- Dublin — fornello svasato che finisce a cono. Verso fine fumata i succhi si concentrano nella rastremazione e il gusto si fa intenso: magnifico, ma vuole già una mano ferma. Le pareti si scaldano prima.
- Boccetta (apple) — testa tonda, la parete si ingrossa a metà fornello. Fuma fresca nella seconda metà. È la seconda pipa ideale, non la prima.
- Curva (bent) — bilancia il peso sui denti e non affatica la mascella, ed è il motivo per cui piace tanto. Ma il fumo che cambia direzione si raffredda e lascia condensa: la curva si sporca prima e va pulita di più.
- Canadese e lovat — cannello lungo, fumo più fresco perché ha più strada per raffreddarsi. In compenso sono le più scomode da pulire.
- Pot — billiard bassa e larga. Fumata corposa, ma la superficie di brace è ampia e va governata. D’estate è una delizia, d’inverno è un problema.
- Bulldog e rhodesian — cannello squadrato, alette, carattere. Forme da innamoramento, non da apprendistato.
Se la billiard dritta ti sembra banale: è banale come è banale una camicia bianca. C’è un motivo se non passa mai.
La misura: né troppo grande né troppo piccola
Una pipa enorme fa scena e ti farà odiare la pipa. Un fornello grande vuole una carica grande, una carica grande vuole quaranta minuti buoni, e quaranta minuti al primo tentativo sono un’eternità: la lingua si scotta, la pipa si spegne, tu ti innervosisci e finisce lì.
La misura giusta per iniziare è un fornello di circa 19-21 mm di diametro interno e 35-40 mm di profondità. Sono venti-trenta minuti di fumata: abbastanza per imparare qualcosa, abbastanza poco da non stancarti. Il peso complessivo, sotto i 45 grammi, non ti stanca la mascella.
La foratura: l’unica cosa tecnica che devi controllare
Questa è l’unica verifica seria da fare in negozio, e nessuno te la insegna. Il foro del cannello deve arrivare esattamente al fondo del fornello, non due millimetri sopra. Se arriva sopra, in fondo alla pipa si raccoglie un dito di umidità e catrame che non se ne va mai, e la fumata dell’ultimo terzo sarà sempre amara.
Come si controlla: infila uno scovolino dal bocchino e spingi. Deve uscire dal cannello e appoggiarsi sul fondo del fornello, non sulla parete. Se si ferma prima, la pipa è forata male. Rimettila giù, qualunque sia il nome inciso sopra.
Il diametro del foro dovrebbe essere intorno ai 3,5-4 mm, ma su questo c’è meno da preoccuparsi: quasi tutti i produttori seri stanno in quell’intorno.
Radica, e le bugie che si raccontano
La pipa da fumo si fa con il ciocco dell’erica arborea, la radica, che cresce sui versanti mediterranei fra i 450 e i 1100 metri. In Italia i ciocchi migliori vengono dalle Serre calabresi, dall’Aspromonte, dalla Sila e dall’entroterra ligure di Badalucco e Arma di Taggia. Il ciocco si estrae, si bolle in caldaie di rame — Vincenzo Grenci a Brognaturo bolle ventidue ore — e poi si stagiona per anni.
Quello che si dice in negozio sulla stagionatura è quasi sempre invendibile in tribunale. La differenza vera fra una pipa da quaranta euro e una da quattrocento sta nella selezione del ciocco (quanti difetti sono stati scartati) e nella mano che l’ha finita, non in una qualità misteriosa della materia prima.
Due cose sensate da sapere:
- Liscia o rusticata. La liscia mostra la fiamma del legno e costa di più perché il ciocco doveva essere senza difetti. La rusticata e la sabbiata nascondono, ma non fumano peggio: spesso hanno più superficie e disperdono meglio il calore. Per la prima pipa, una sabbiata è una scelta intelligente e onesta.
- Il mastice. Piccoli riempimenti sono normali anche in pipe oneste. Un mastice grande vicino al bordo del fornello, invece, è un difetto che ti si aprirà sotto il calore.
Il bocchino
I due materiali seri sono l’ebanite (gomma vulcanizzata) e il metacrilato, che in Italia chiamiamo acrilico. L’ebanite è morbida sotto i denti e comoda, ma ossida: esposta all’aria e alla luce diventa verdastra e amara, e va lucidata ogni tanto. L’acrilico non ossida mai e resta lucido per sempre, ma è duro e chi stringe forte lo trova scomodo.
Il metacrilato sui bocchini è un’idea di Carlo Scotti, il fondatore della Castello di Cantù, negli anni Cinquanta. Claudio Cavicchi, ad Altedo, fa i suoi bocchini in acrilico tagliati a mano, uno per uno.
Per cominciare: se hai il vizio di mordere, prendi ebanite. Se sai già che non pulirai mai niente, prendi acrilico.
Il filtro: sì o no
Domanda che ha generato ventimila messaggi sul forum e nessun accordo. In sintesi onesta:
- Il filtro da 9 mm (carbone attivo) asciuga molto e smorza il gusto. Chi viene dalla sigaretta spesso lo trova più dolce all’inizio.
- Il filtro in balsa di Savinelli assorbe l’umidità senza togliere quasi niente al sapore. È il compromesso migliore.
- Nessun filtro è come si fumava e si fuma quasi ovunque. La pipa va pulita di più, il gusto è più pieno.
Consiglio pratico: compra una pipa predisposta per il filtro. Puoi sempre toglierlo e usare l’adattatore. Il contrario non si può.
Quanto spendere
Fra i quaranta e i cento euro ci sono pipe italiane oneste, ben forate e ben stagionate. Sotto i venticinque euro, di solito, c’è radica giovane e verniciata che ti darà una fumata aspra e ti convincerà che la pipa non fa per te.
A Cagli, negli anni Duemila, Stefano Santambrogio vendeva la sua classica sui quaranta euro: forme sobrie, radica italiana stagionata naturalmente, vera in argento. I forumisti le chiamavano «le Peterson italiane». Quella fascia esiste ancora, e sopra i cento euro non compri una pipa che fuma meglio: compri una pipa più bella, che è una ragione legittima ma diversa.
Un’avvertenza sul fornello prerodato, quel rivestimento scuro che molte case applicano dentro. Non fa male, ma non fa nemmeno il miracolo che promette, e ti impedisce il contatto diretto con il legno. Se puoi scegliere, scegli il legno nudo.
Cosa comprare insieme alla pipa
- Un curapipe, il tre-in-uno con pigino, spillone e cucchiaino. Cinque euro, indispensabile.
- Un pacchetto di scovolini. Costano niente e vanno consumati senza pietà .
- Fiammiferi lunghi da camino, oppure un accendino a gas per pipa con fiamma orizzontale. Niente cerini, niente accendini a benzina: contaminano il gusto.
- Cinquanta grammi di un solo tabacco, non cinque buste diverse. Su questo c’è una guida a parte.
E poi
Comprata la pipa, il resto si impara in due sere. La prossima cosa da leggere è come si carica e si accende, perché lì si decide il novanta per cento della fumata: come caricare e accendere la pipa. Se invece ti stai chiedendo cosa sia questa storia del rodaggio, sta scritta qui: il rodaggio e la crosta.
Questa guida nasce dal manuale e dal forum di Fumare la Pipa, attivi dal 2002 al 2020, e dalle visite ai laboratori raccolte in quegli anni.