Intervista a Tom Eltang

Anno: Interviste

Tom Eltang

Quando si pensa a Tom Eltang, l'idea che spesso sorge è quella di un artista privilegiato a cui tutto è concesso e che tutto si concede. In realtà la vita lavorativa di questo artigiano danese è costellata da tantissimi sacrifici, iniziando dapprima come riparatore di pipe e poi lanciandosi come professionista. Questi ultimi anni, anche grazie a internet, hanno visto aumentare una certa attenzione da parte dei collezionisti e dei fumatori nei suoi confronti sia per l'aspetto propriamente creativo del suo lavoro che ha portato sul mercato ormai dei classici, sia da un punto di vista della rifinitura chiamata black contrast che esalta in maniera netta la tessitura della radica e che conferisce una cifra stilistica in Eltang.


Questo artigiano, inoltre, ha destato spesso discussioni, nel bene e nel male, grazie a sue creazioni particolari come la “tubos” e la famosa “lampe”: una pipa perfettamente funzionale che riproduce una lampada da studio. Come dice, a ragion veduta, il nostro socio Jackpino, Eltang è ossessionato (con accezione positiva del termine) dalla pipa e la vede in ogni oggetto. Questo aspetto forse lo distingue da altri suoi colleghi seppur validi. L'intervista che ci ha concesso (la prima ad un forum tematico) fa emergere in brevi tratti, una persona umile lontana dal lussurioso mondo in cui qualcuno tende a collocarlo. La brevità dell'intervista e la sua scelta di non entrare nei dettagli fa capire come certi percorsi intellettualistici che molti hanno ipotizzato e scritto nei suoi riguardi non siano affatto tenuti in considerazione da una persona che ha trascorso la sua vita a lavorare e vede nel suo lavoro una delle fonti della propria felicità.



Tom Eltang Tom Eltang


  1. Quando hai cominciato la tua attività di artigiano?

    Ho iniziato molto presto, ho creato la mia prima pipa all'età di undici anni e a sedici ho cominciato la mia attività professionale.


  2. Se dovessi identificare il tuo stile, come lo definiresti e quali sono gli elementi e i dettagli che prediligi nella costruzione di una pipa?

    Direi stile Scandinavo. Cerco di seguire lo stile Scandinavo semplificandolo il più possibile dando molta attenzione all'equilibrio, alle proporzioni e all'armonia delle forme. Non scherzo quando dico che è la radica a parlarmi.



  3. Cosa vuol dire per te lavorare in questo settore? Quali sono le soddisfazioni che hai ottenuto?

    Questo lavoro è il mio sogno ed è il migliore del mondo. Ci dona (a me e a mia moglie Pia) la possibilità di viaggiare per il mondo e incontrare tante belle persone.



  4. Molto spesso sorprendi con le tue creazioni (come ad esempio la Tubos o la Lampe). Quale è, secondo te, il confine tra un artigiano pipaio e un artista come appunto tu vieni identificato?

    Come ho detto prima è la radica a parlarmi. Cerco sempre di realizzare pipe che servano a fumare e, a volte, quando trovo la radica perfetta mi piace realizzare qualcosa di più artistico. Comunque penso sempre che ci si possa definire un pipemaker solo se si è capaci di creare una classica billiard.




  5. Che rapporto hai con l'Italia e come vedi il mercato italiano della pipa e del collezionismo in generale?

    Non ci piace l'Italia e non ci piace il nostro rivenditore italiano (hihihi no, sto scherzando). Io e Pia amiamo davvero l'Italia e il nostro rivenditore italiano Al Pascià e, al momento, l'Italia è il mio mercato migliore nonchè il più grande. Sono molto felice che così tanti fumatori di pipa italiani apprezzino il mio lavoro, grazie mille.

Traduzione di Francesco Tagliavini

Per le foto e l'intervista si ringrazia www.alpascia.it


Published:  18/05/2013