Miscele e categorie di neofiti

Anno: Manuali

testo di Alberico Marracino dalla rivista "Il Tabaccaio" n. 11/2006


Uno dei momenti fondamentali per il futuro di un fumatore di pipa (o aspirante tale) è rappresentato dalla risposta alla prima, fatidica domanda: “Ma lei, signor tabaccaio, che miscela mi consiglia?”.


Se la risposta, infatti, dovesse risultare indovinata, al neo-pipatore si aprirebbe un nuovo mondo fatto di piacere e gusto; se, invece, dovesse risultare errata, le conseguenze sarebbero una sensazione sgradevole in bocca, una lingua maciullata ed una pipa sbattuta nel cassetto, per sempre.
Ecco allora che è importante cercare di “indovinare” e suggerire il tabacco giusto o, almeno, quello che in teoria dovrebbe esserlo, perché, lo si creda o no, l’approccio è, nel pipe-smoking, il momento decisivo.
Molti ricorderanno ancora come negli anni del “boom” della pipa i tabaccai consigliassero un certo tabacco olandese senza svolgere la benché minima indagine sui gusti e sulla personalità del fumatore, basandosi solo sulla considerazione che quel tabacco era il più venduto (e, quindi, secondo loro, doveva anche essere il più buono).
Ebbene, fu un errore clamoroso.
Quel tabacco, infatti, al di là della sua bontà o meno, era caratterizzato da un taglio estremamente fine e da una secchezza estrema, e produceva, pertanto, una combustione estremamente veloce; inoltre era molto forte e tirava “botte” potenti allo stomaco.
Tutto l’opposto, come può intuirsi, della tipologia del tabacco adatto al neofita che, invece, deve generalmente essere a taglio grosso, di medio/bassa forza, e abbastanza umido in modo da bruciare lentamente senza arroventare la vergine lingua del fumatore e ribaltare il suo stomaco.
Risultato: tantissimi entusiastici passaggi dalla sigaretta alla pipa, e quasi altrettanti addii di lì a poco.
Provo, allora, a fornire qualche indicazione utile affinché si eviti la ripetizione dell’errore, fermo restando, ovviamente, che poi il fumatore dovrà metterci del suo, fumando correttamente la pipa ed impegnandosi ad evitare i classici errori dell’inizio come il tirare “ a mantice”, il martoriare la pipa con fumate ripetute, etc.
La prima cosa che deve fare un tabaccaio, una volta richiesto di consigliare un tabacco, è quella di “inquadrare” il fumatore chiedendogli a quale categoria appartenga, e regolandosi di conseguenza.
Provo a tracciare uno schema di orientamento.

1) NEO FUMATORE: colui, cioè, che non ha mai fumato nulla.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’aspirante fumatore ha molte probabilità di diventare un ottimo pipatore. A lui qualunque tabacco sembrerà, all’inizio, gustoso e pieno, mentre ciò che è a rischio è l’impatto del suo apparato orale e nasale col fumo. Tabacchi, quindi, leggeri, di buona combustione, di taglio medio-grosso, non particolarmente strutturati. Ad esempio, l’Armonia di Savinelli, l’Amphora Original Blend, lo Stanwell Classic, lo Skandinavik Regular, il Wild Geese, l’Half and Half, il True Delight o il Simply Unique della Larsen, il Mac Baren Golden Blend o la Mixture Mild della stessa casa, potendosi spingere anche fino al Glen Piper di Robert McConnel.

2) FUMATORE DI SIGARETTE: il fumatore di “bionde” è, invece, un soggetto a rischio. Egli è portato a fumare in fretta, senza concentrazione, e, benché abbia naso e bocca non più vergini al fumo, non è abituato cogliere da una fumata sapori, aromi e retrogusti. La complessità, specie all’inizio, del caricare la pipa e del garantire una buona combustione, potrebbero portarlo rapidamente a rimpiangere la facilità della sigaretta, ed è per questo che per tale categoria bisogna pensare anche a tabacchi che, ai requisiti di leggerezza e buona combustibilità, aggiungano anche un gusto più accentuato e sfumature di sapori/aromi maggiormente apprezzabili. Solo in tal modo, infatti, valutando, cioè, la differenza abissale tra il tabacco per sigarette e quello per pipa in termini di portata ed ampiezza aromatica, il fumatore di “bionde” potrà abituarsi ad accettare le ritualità imposte dal lento fumo.
Considerato che il fumatore di sigarette, in quanto tale, fuma per lo più blend di Virginia, credo che un buon consiglio possa essere quello di indirizzarlo verso miscele dal gusto abbastanza naturale, non forti, ma dotate comunque di una certa struttura e caratterizzate da una apprezzabile articolazione del gusto.
Potrebbero andare bene in questo senso, sia pure con diverse gradazioni, il già citato Glen Piper, l’Oriental , sempre della McConnel, l’Original Choice della Mac Baren, la Oriental Mixture della Torben Dansk, il Rattray’s Hal O’The Wind oppure, della stessa casa, l’High Society, la Bill Bailey’s Best Blend, la Peterson Luxury Blend, la Davidoff Scottish Mixture, e persino il nostro buon Italia.
Se il fumatore, in seguito, dovesse dimostrare gradimento per le miscele indicate, e chiedesse consigli per qualcosa ancora di più accentuato, il tabaccaio potrà segnalargli miscele maggiormente strutturate e complesse, tipo il Black Parrot della Ashton, l’Indipendence della C.A.O., fino ad arrivare a delle vere “bombe” come il Red Virginia della McConnel, il Non Plus Ultra della Holly’s, e soprattutto il Limerick della serie Treasure of Ireland.

3) FUMATORE DI SIGARI: e qui bisogna ulteriormente distinguere.
Se si tratta di un fumatore di sigari caraibici (cubani, dominicani, nicaraguesi) si è dinanzi ad una persona certamente abituata al fumo, ma con preferenza a che prevalga la gamma aromatica rispetto alla forza. Occorre, pertanto, proporgli qualcosa rappresentativo del suo gusto ed in grado di rendergli soddisfazione, come talune miscele che riescono ad offrire uno spettro gustativo ampio ed articolato senza risultare aggressive in termini di forza. La migliore in questo campo è senza dubbio la Smoking Misture della Balkan Sobranie, ma possono annoverarsi nello stesso filone la miscela n. 1000 della TIMM, la Squadron Leader di Samuel Gawith, il Red Rapparee, il Black Mallory e l’Highland Targe della Rattray’s, il Midnight Ride della C.A.O., l’Early Morning e la My Misture n. 965 della Dunhill, la miscela 3005 della serie Paul Olsen My Own Blend, l’Old Dublin della Peterson, la English Blend della Wellauer’s, la Torben Dansk n. 3, l’Ashton Type 1 e, con qualche avvertenza sul fatto che trattasi di miscele pressate e, dunque, di non sempre agevole utilizzo, l’Old Ironsides della C.A.O. e soprattutto il Latakia Flake n. 9 della Brebbia.
Se, invece, a richiedere consigli fosse un fumatore di sigari toscani, la scelta non potrebbe che cadere su miscele caratterizzate da ampio spettro gustativo accompagnate, però, da un corpo sostenuto e da una forza necessariamente ben avvertibile. Il fumatore di toscano, infatti, pretende da ogni boccata il massimo del gusto in bocca e la classica “botta” nicotinica nello stomaco; una miscela che risultasse carente dell’uno o dell’altro effetto, non gli risulterebbe gradita.
Occorrono, dunque, quelle miscele con alta gradazione in termini di forza, con corpo sostenuto e persistente, e con gamma aromatica decisamente piena anche a costo di risultare un po’ “greve”. Una utile indicazione in tal senso potrebbero essere il Balkan Blend di Bill Bailey’s, il Balkan n. 10 della Brebbia, il Nightcap della Dunhill (sempre che si continui a distribuirlo), il Balkan della serie Paul Olsen My Own Blend; a voler essere incontentabili in termini di forza, si potrebbe anche consigliare l’aggiunta, su ognuna delle miscele appena citate, di 5/10 grammi di splendida Picadura realizzata dalla cubana Partagàs, in grado di raddoppiare mediamente la sensazione di pienezza e lo spessore del corpo delle miscele.
Il Forte ed il Comune, di produzione nostrana, non mi paiono, invece, consigliabili, almeno come primo tabacco da provare; si tratta, infatti, di miscele estremamente grezze che richiedono un lungo periodo di “avvicinamento” per essere apprezzate come meritano, mentre il fumatore di toscano, per quanto fumatore “rustico”, è comunque abituato ad un prodotto elaborato e di classe, quale è il sigaro toscano.
Se poi il fumatore di sigari dovesse avere l’ardire di sostenere che non esistono miscele per pipa forti come un Antico Toscano, il tabaccaio potrà agevolmente smentirlo consigliando di provare il Brown N°4 della Samuel Gawith con l’avvertenza di tagliarlo a fette sottili, trattandosi di un tabacco intrecciato, e di fumarlo rigorosamente dopo i pasti. Vedrà il tabaccaio che l’assunto non sarà più sostenuto dal fumatore, il quale, però, gli sarà per sempre grato!

Published:  07/01/2009