Introduzione al sigaro "avana" di SSSzappolo

Anno: Manuali

 Con la definizione di “sigaro di tipo Avana” non si identificano solamente i sigari cubani, ma tutti i sigari di tipo caraibico con la testa chiusa e il piede aperto. Già in questa prima definizione incontriamo due termini propri del sigaro Avana e cioè piede che identifica la parte del sigaro che va accesa, e testa che si riferisce all’estremità opposta del sigaro, che si presenta chiusa da un frammento di tabacco denominato perilla. Come si può notare, la terminologia spagnola è assai usata nel mondo del sigaro, poiché proprio gli spagnoli furono i primi a produrre nel vecchio continente i cosiddetti puros ovvero manufatti composti al 100% di tabacco, e in seguito i cubani hanno continuato la tradizione, come leader incontrastati per diversi anni.

Oggi il termine puro ha assunto un doppio significato, oltre alla definizione generica si sigaro infatti, si definisce puro un sigaro i cui tabacchi provengono interamente da un solo stato, in contrapposizione ai blended che utilizzano invece tabacchi di diversa provenienza all’interno dello stesso sigaro, tale pratica si definisce appunto blending “orizzontale”, che spesso viene fatto passare come un’operazione di selezione accurata di tabacchi dalle zone migliori, in realtà, ad eccezione di alcune produzioni, è quasi sempre un escamotage per procurarsi tabacchi laddove il mercato è più favorevole.



Pianta di tabaccoParlando al plurale di tabacchi è chiaro come nella produzione di un sigaro esistano diverse componenti e non solo un tipo di foglia. Solitamente i sigari “premium” sono costituiti da cinque diverse foglie, interamente arrotolate a mano, sia per il ripieno che per la fascia. Le tre foglie interne che compongono la tripa o ripieno, vengono sapientemente miscelate seguendo una specifica “receta” in modo da formare una ligada o miscela, specifica per ogni marca e formato. Ogni foglia che costituisce la tripa ha una funzione ben specifica; il ligero che è la foglia più “giovane” è principalmente responsabile della forza nicotinica, il seco che proviene dalla parte mediana della pianta esprime la maggior parte degli aromi, mentre il volado che proviene dalla parte basale della pianta, e che quindi è fra le foglie più vecchie, mantiene la regolarità di combustione, grazie ad una struttura cellulare ben formata.


Sezione di un sigaroLe 3 foglie interne vengono arrotolate prima in una foglia denominata capote che assolve la funzione di tenuta e mantenimento della forma del sigaro, ed infine, nella foglia esterna denominata capa che ha principalmente scopo estetico, anche se contribuisce spesso in maniera significativa alla “struttura” organolettica del sigaro.



I sigari di tipo avana oltre che per marca si distinguono anche per formato o vitola; distinguiamo due tipi di vitolas: la vitola de galera, che identifica il formato del sigaro, e la vitola de salida che identifica il nome commerciale che lo stesso sigaro assume. Per portare un esempio, fra le marche cubane esistono diversi sigari robustos, col termine robusto (vitola de galera), il vitolario cubano identifica un sigaro dallo shape 124x50 (definiremo in seguito le misure), le diverse marche propongono però nomi commerciali diversi per lo stesso formato di sigaro, ed ecco che il robusto prende il nome di Royal Corona per la marca Bolivar, Specially Selected per Ramòn Allones, Serie D n.4 per Partagàs, Short Churchill per Romeo y Julieta, Robusto per Cohiba (in questo caso vitola de galera e de salida coincidono) e così via.


 Formati dei sigari


Occorre sottolineare che esistono 2 grandi classificazioni per i formati dei sigari, una cubana, molto rigida, in cui ad ogni formato corrispondono specifiche misure di diametro (o “cepo”) e lunghezza (o “largo”), ed una classificazione internazionale (international shape) che assegna ad un formato un “range” di misure di largo e cepo entro le quali il sigaro rientra nella stessa vitola. Sempre come esempio, nell’international shape il Romeo y Julieta exibicion n.4 e il Romeo y Julieta short churchill rientrano nella famiglia dei robustos, mentre per il vitolario cubano il primo è un hermoso n.4 (127x48) mentre il secondo è un robusto a tutti gli effetti (124x50) come si può notare le dimensioni sono simili ma non identiche.


Un’altra suddivisione molto generale fra i formati è data dalla forma, si distinguono anche in questo caso due grandi “famiglie”, la prima è quella dei “parejos”, nella quale si identificano tutti i sigari di forma puramente cilindrica, indipendentemente dalle dimensioni, la seconda è quella dei “figurados”, in cui si identificano tutte le altre possibili forme; tipicamente si identificano fra i figurados i sigari con la testa appuntita come i “piramides”, i “belicosos” o i “torpedos”, oppure i sigari dalla forma biconica come i “perfectos” definiti anche “double figurados”.


Parlando di dimensioni, convenzionalmente si esprimono in millimetri di lunghezza e 64esimi di pollice di diametro, tornando all’esempio del robusto, nel vitolario cubano tale definizione identifica un parejo di 124 mm di lunghezza e 50/64 di pollice di diametro (124x50), se parliamo invece del formato “piramide” identifichiamo un figurado di 156 mm di “largo” e 52/64 di pollice di cepo ( 156x52).



Tralasciando per ragioni di spazio tutta la disamina sulla produzione dei sigari “dal seme alla scatola” passiamo direttamente a parlare della scelta dei sigari.


Scegliere correttamente un sigaro, o una scatola di sigari, costituisce una prima importante prerogativa alla qualità finale della fumata; la vista, il tatto e gli aromi a crudo possono essere importanti indicatori (anche se non gli unici) dello stato qualitativo dei sigari. Prima di ogni cosa occorre prestare attenzione alla modalità di conservazione adottata dal tabaccaio, diffidate quindi di tabaccai che conservano a tassi di umidità non compresi fra 65 e 75% di umidità relativa, diffidate altresì di tabaccai che conservano i sigari sfusi, o che conservano sigari molto diversi (es. cubani ed extracubani) all’interno della stessa scatola. All’apertura del box i sigari devono emanare profumo, possibilmente abbastanza intenso, con l’esperienza si assume quel termine di paragone che permette di valutare se l’intensità aromatica di una determinata vitola è tale da essere sintomo di buona qualità o meno. L’esame visivo deve palesare fasce (capas) con imperfezioni cromatiche minime o assenti, le capas dovrebbero essere integre, crepe e fratture della capa diffuse sono chiaro sintomo di cattiva conservazione. Infine si passa all’esame tattile, tenendo ben presente che alcuni tabaccai, a giusta ragione, possono a volte non consentire all’esame tattile per evitare che si danneggino i sigari. Si prende qualche sigaro dal box e tenendolo alla testa con pollice ed indice si ispeziona delicatamente (senza rompere la capa!!!) con le dita dell’altra mano salendo dal piede alla testa; il sigaro deve risultare elastico, non troppo morbido ne secco, il riempimento deve essere uniforme senza parti più morbide (vuoti) o più dure (nodi) del resto del cilindro, poiché imperfezioni nel riempimento si traducono nel 99% dei casi in difetti di combustione e di tiraggio.


Superati questi “esami” il sigaro è molto probabilmente di qualità almeno discreta, è chiaro che l’aromaticità a crudo e la buona costruzione non sempre si traducono in una fumata di elevata qualità, qui interviene l’esperienza, ed è per questo che sarebbe opportuno che il neofita fosse guidato nei primi acquisti da qualcuno che sia già esperto, sia esso il tabaccaio o un fumatore con qualche anno di fumo lento alle spalle, che sia in grado di orientarsi fra marche e formati presenti sul mercato.



Infine una rapida disamina delle modalità di conservazione; i sigari vanno conservati ad umidità relativa compresa fra 65 e 75%, e ad una temperatura di 18-22° anche se valori più variabili di temperatura non comportano problemi sulla conservazione a breve-medio termine. Per mantenere questi valori “climatici” esistono appositi contenitori denominati “humidor”, che possono essere costruiti con diversi materiali, come legno (in questo caso a contatto con i sigari sarebbe opportuno che ci fossero esclusivamente essenze quali mogano o cedro spagnolo), ceramica, vetro, etc. Le dimensioni di questi “contenitori” sono estremamente variabili, si passa dal cosiddetto humidor da tavolo, in grado di contenere solo una decina o poche decine di pezzi, fino al walk in humidor, che è una vera e propria stanza rivestita e climatizzata ad arte, in gradoni contenere fino a diverse migliaia di pezzi. Gli humidor si distinguono in statici, dinamici e climatizzati, nei primi due tipi l’unico parametro regolato è l’umidità (negli statici si utilizza evaporazione naturale, mentre nei dinamici l’evaporazione è regolata elettronicamente tramite ventilazione forzata sulla riserva d’acqua); l’humidor climatizzato invece è in grado di mantenere sotto controllo anche la temperatura, mediante sistemi di refrigerazione appositamente studiati. Nei sistemi statici, sicuramente più diffusi, per limitare al minimo gli sbalzi di umidità, negli evaporatori (costituiti da spugne di tipo “oasis” o da cristalli polimerici) si utilizza glicole propilenico in addizione all’acqua demineralizzata, tale composto assicura un’evaporazione più regolare e meno sensibile agli sbalzi di temperatura.


 


Simone Fazio

Published:  09/04/2008