"La radica" di Aqualong

Anno: Manuali

Un’attenta analisi della radica e delle specie di erica da parte di un fumatore di pipa e artigiano appassionato di botanica. L’articolo inoltre illustra gli ulteriori impieghi della radica e dei fiori di erica.

 LE ERICACEEFamiglia cosmopolita di piante fiorifere a portamento prevalentemente arbustivo, ma anche erbe perenni, a forma di liana e, raramente, ad albero.
Hanno foglie semplici, alternate (raramente opposte), coriacee, prive di stipole, con lamina ridotta. Possono essere decidue o sempreverdi.
Fiori tetrameri o pentameri, generalmente ermafroditi, più o meno penduli; hanno una corolla gamopetala attinomorfa urceolata o campanulata.
Gli stami sono 8-10, le antere sono a volte provviste di appendici a forma di speroni. L'ovario è pluricarpellare sincarpico, supero o raramente infero come nei mirtilli).
Il frutto ha una forma a capsula o bacca, più raramente a drupa.
Il genere Erica (nome di origine oscura, usato da Plinio) è vastissimo, comprende circa 650 specie, si estende dall'Europa atlantica e mediterranea ai monti tropicali africani, fino all'Africa meridionale dove assume il massimo sviluppo.
La distribuzione delle eriche intorno al Mediterraneo è ritenuta una sorta di relitto della vegetazione montana subtropicale del Terziario medio che si è differenziata nelle specie più xerofile nella regione mediterranea e nelle specie più mesofile (piante che esigono una mediocre quantità di acqua, intermedie tra le xerofile e le igrofile) diffuse nella regione atlantica, mentre il diffondersi delle specie sudafricane è spiegato con una espansione più tardiva, legata al graduale spostarsi verso sud delle zone calde.


Le caratteristicheLe piante appartenenti a questo raggruppamento si presentano come fruttici (alberelli) di varie dimensioni, ad accrescimento alquanto lento, non di rado con foglie piccole (microfille), persistenti, fiori di varia foggia singoli o riuniti, frutti a capsula o a bacca. Sono piante generalmente adatte a terreni fortemente acidi e dispongono di una particolare micorrizia (funghi sotterranei che vivono in simbiosi con le parti terminali delle radici delle piante) che permette loro di trarre nutrimento da substrati particolarmente difficili, sui quali solo i funghi sono in grado di compiere la funzione di rimettere in circolo le sostanze nutritive. In Italia sono spontaneamente presenti otto specie di erica; alcune tipiche di delimitate zone geografiche, altre presenti in ogni regione della penisola.



ERICA ARBOREA  (volgarmente  stipa maggiore)
I fiori della Radica ArboreaAlberello di altezza variabile da 1 a 6 metri, con rami eretti. La corteccia dei fusti è di colore rossastro, mentre i rami estremi giovani sono ricoperti da una lanugine bianchiccia. Questo è il carattere distintivo che permette di riconoscere l'erica arborea dalle altre eriche che si associano ad essa nella macchia mediterranea, in particolare dall'Erica scoparia. Le foglie sono aghiformi e con una linea bianca di sotto. I fiori sono penduli, raramente eretti, riuniti in racemi terminali più o meno fitti; hanno corolle di colore biancastro, con leggere sfumature rosee. La fioritura avviene da marzo a maggio. L'apparato radicale è costituito da poche diramazioni piuttosto grosse e disposte a raggiera.
Predilige i terreni silicei, quindi a reazione acida. E' presente in tutto il territorio dell'Europa meridionale, nel Caucaso e si spinge nell'Africa equatoriale fino alle isole dell'Oceano Indiano.
In Italia manca nella Pianura Padana; sulle Prealpi è diffusa attorno al lago di Garda e dal lago di Corno risale fino a Colico e Chiavenna.
L'erica arborea è un tipico elemento della macchia mediterranea.

 

ERICA SCOPARIA  (comunemente scopa gentile)
Arbusto cespuglioso, alto fino a 2 metri, con chioma densa; i giovani rami, con corteccia rossastra alternata a placche argentee, sono glabri, (privi di lanugine). Le foglie, lucenti, sono generalmente incurvate ed hanno il margine revoluto ricoprente parte della pagina inferiore. I fiori, piccoli e di colore giallo verdastro, sono riuniti fino a quattro e sono pendoli.
Fiorisce da maggio a giugno.
In Italia è presente in Liguria e nelle regioni centrali, ove si spinge sino al limite superiore della zona dell'olivo. Più frequente sul versante tirrenico, è stata rintracciata in Romagna a sud di Faenza.
E' ritenuta rara, probabilmente perché viene facilmente confusa con l'Erica arborea L., dalla quale peraltro si distingue facilmente.
Ha notevole valore protettivo quando riveste, insieme ad altre eriche ed agli arbusti di ginestra, in formazioni compatte, i rapidi pendii sottoposti all'azione erosiva delle acque meteoriche; viene utilizzata per consolidare le pendici franose.


ERICA SICULA
Si tratta di un cespuglio a cuscinetto con rami legnosi, pubescenti nella parte terminale. Le foglie sono lineari, verde lucido sopra, parzialmente revolute e con la pagina inferiore formante una linea bianca. I fiori sono solitari, oppure in 2-4 e di colore roseo-pallido. Fioritura in aprile maggio. In Italia è presente nel trapanese, sul Monte Cofano e nell'isola di Marettimo. Può essere impiegata per rivestire le pendici calcaree franose delle regioni dal clima caldo-arido.


ERICA CARNEA  (comunemente scopina)
Erica a fusto legnoso strisciante, di altezza compresa tra 20 e 60 cm. Foglie aghiformi, con margine revoluto. Fiori roseo carneo, talvolta bianchi. Fioritura da febbraio a giugno; in luoghi ben esposti fiorisce anche a dicembre.
E' diffusa nelle regioni settentrionali, da 0 a 2.400 metri s.l.m., spingendosi a sud fino alla Toscana.


ERICA CINEREA  (comunemente scopa cenerina)
Arbusto alto da 15 a 50 cm, con numerosi rami, tomentosi quelli giovani. Simile all'Erica terminalis Salisb., se ne distingue per le foglie con la pagina inferiore completamente ricoperta dal margine revoluto. I fiori sono di colore roseo o violaceo (raramente bianchi) e fioriscono da giugno a settembre. E' presente solo nella Liguria Occidentale, tra Oneglia e Pegli.


ERICA TETRMINALIS  (comunemente erica tirrenica)
Simile alla precedente, se ne distingue per le foglie non completamente revolute e per i fiori riuniti in ombrella terminale. Fiorisce da maggio ad agosto.
Localizzata sulle rupi ombrose, umide e calcaree. Presente in Sardegna, Corsica, Capri, Ventotene e sui Monti di Castellamare.


ERICA MULTIFLORA
Arbusto con fusti eretti; corteccia grigio-brunastra. Le foglie, con picciolo lungo 1 mm, sono leggermente incurvate verso l'alto e la pagina inferiore è completamente ricoperta dal margine revoluto. Fiori in fascetti apicali di colore roseo violetto. Fioritura da giugno ad ottobre-novembre. Presente nelle macchie e nelle gariche, da 0 a 800 metri s.l.m. Diffusa in tutta la penisola fino alla Liguria ed in Val di Lima, in Toscana.


ERICA MANIPULIFLORA  (comunemente erica pugliese)
Simile all'Erica multiflora, ma con fusto generalmente prostrato-ascendente e con i fiori normalmente sui rami laterali superati dai rami portanti solo le foglie. Presente nelle garighe e nelle macchie mediterranee fino a 600 metri s.l.m. in Puglia, attorno a Gallipoli e nella zona dei laghi Alimini ed in Sicilia sul Monte delle Rose e presso Castellamare del Golfo.


Eriche del continente africano molto simili alle nostre come soma e fisiologia sono:
Erica attonia Masson, E. bowiena Lodd., E. cerinthoides , E. grandiflora , E. hiemalis Hort., E. mammosa , E. massoni , E. perspicua , E. pyramidalis , E. sulfurea , E. tubiflora , E. vestita , E. wilmorei  , E. cubica , E. fragrans , E. persoluta , E. praestans , E. gracilis , E. ignesens , E. melanthera , E. nigrita , E. ventricosa .

Ma per quanto riguarda l’Erica Arborea, quella che viene usata per fare i nostri preziosi oggetti di culto, moltissimi sono i nomi comuni dati nelle varie zone e spesso in antitesi fra loro: scopa maschio, scopa da ciocco, scopa da fastella, scopa femmina,stipa,stipa maggiore,scopa dei carbonai.etc.
Radica Arborea


Come quasi tutte le eriche, l'Erica Arborea è ermafroditae il fatto che gli incroci siano frequenti fa pensare all’evoluzione di una unica specie.
Come anche altre eriche, l’Arborea forma un ingrossamento legnoso detto ciocco o nocchio posto sotto il colletto e cioè appena sotto terra.
Questo ciocco ha la funzione di filtro e di magazzino: un vero e proprio “fegato” della pianta. Contiene anche molte resine che hanno lo scopo di trattenere, per colloido osmosi, i liquidi scarsi dell’habitat dove vive.
Quello che interessa maggiormente i cultori della pipa è la sua capacità di accumulare silicio in proporzione alla quantità contenuta nel terreno. Ciò rende la radica molto ignifuga.
Perché il ciocco raggiunga il volume minimo necessario per essere lavorato, l'arbusto deve avere almeno trent'anni e pesare circa 3 chili.
La struttura microscopica del ciocco è a “vacuoli” molto irregolari ed è influenzata dalla tipologia del terreno dove nasce. Il resto della pianta, come molti legni, ha strutture tubulari e lamellari.

Il ciocco al microscopio: struttura tubolare, attaccatura colletto, struttura a vacuoli

Altri Impieghi

Il cioccaioloPrincipalmente la radica è usata come difesa dei boschi quale componente della macchia mediterranea.

Viene, inoltre, usata per la produzione di miele. Il miele della radica è amarognolo, ma molto apprezzato nonostante sia duro e richieda una difficile lavorazione resa ancora più difficoltosa dal fatto che la sua fioritura precoce e si ha già verso maggio.

In erboristeria si utilizzano i fiori o le sommità fiorite. Poiché manifestano un'azione diuretica assai potente servono per la preparazione delle cosiddette tisane urinarie. Inoltre hanno azione antisettica per la presenza di arbutina; come tali si usano nei casi di cistiti, specie quelle prostatiche.

Viene spesso associato per lo scopo anche a Malva Purpurea, Fumaria e Menta, e sono da preferire ad altri preparati, quali l'Uva orsina, specie nelle cure di lunga durata, in quanto non tossici.
La tisana per la cistite cronica si prepara distribuendo un cucchiaio colmo di fiori di erica in un litro di acqua in decotto per 15 minuti. Va consumata a tazze nella giornata, lontano dai pasti.
E’ mia opinione che si possa curare anche il raffreddore con una unica tazza di tisana molto calda prima di coricarsi, addolcita con tanto miele e con un 50% di cognac. Se il raffreddore non passa... almeno ci siamo scaldati!

I bachi da seta nel loro ultimo sviluppo venivano fatti attaccare a rami di erica arborea perché facessero il bozzolo.

Era molto ricercato il carbone di erica per la sua elevata resa calorica.

Il taglio del cioccoRiporto integralmente un passo di un vecchio manuale di scienze naturali degli anni venti:

”L'estrazione del ciocco avviene subito dopo il taglio del ceduo; gli operai addetti procedono con due strumenti: uno, detto maniscure, con il quale estraggono il ciocco e lo liberano dalle tenaci radici e l'altro, il pennato, con cui lo ripuliscono e lo liberano dalle parti guaste per dargli la forma rotondeggiante adeguata. Un operaio di comune capacità può estrarre e ripulire fino a 150 kg di "ciocco" al giorno.
Dopo una prima lavorazione viene tenuto sotto uno strato umido di terra per prevenire screpolature e profonde.
La produzione varia moltissimo; negli ericeti della Maremma, con rotazione di 40-50 anni, si ottiene una quantità di prodotto grezzo per ettaro che oscilla dai 500 ai 1.500 kg.
I "ciocchi" migliori si ottengono da piante con vegetazione aerea stentata e che crescono sui versanti esposi a sud.
In fabbrica i "ciocchi" vengono conservati in ammassi sotto tettoie; la resa di lavorazione è del 25-30% e da una tonnellata di "ciocchi" di media qualità, si ottengono circa 4.000 abbozzi aventi le seguenti dimensioni: spessore 2,8 cm, altezza 3,2 cm, lunghezza 5,5 cm.. Se il prodotto grezzo è di buona qualità e le maestranze sono qualificate si possono ottenere anche 5.000 abbozzi per tonnellata.
Vengono posti in commercio 25 tipi diversi di abbozzi, corrispondenti alle diverse dimensioni delle pipe.
Dopo la preparazione gli abbozzi vengono fatti bollire per 12 ore per dare al legno una tinta più carica ed uniforme e per eliminare parte dei tannini.”

Oggigiorno la raccolta è regolata da leggi, permessi e autorizzazioni, mentre la fase di lavorazione è pressoché invariata. Colpisce, invece, la dimensione e le misure degli abbozzi descritti: sicuramente all’epoca le pipe erano più piccole di quelle odierne.

Published:  06/04/2007