Rodaggio

Anno: Manuali

Teoria generale
Quando compriamo una pipa nuova, il passaggio dalla vetrina all’uso prevede una fase iniziale detta rodaggio ossia un periodo di formazione, nel fornello, di una pellicola di carbone comunemente chiamata crosta che, stando alla definizione tradizionale, serve ad isolare la radica da eventuali bruciature ed evitare in tal modo di rovinare irrimediabilmente la pipa.

Funzione della crosta riguardo al gusto
Secondo la teoria più accreditata e anche secondo esperienze concrete dei fumatori, la crosta avrebbe un ruolo fondamentale per far “maturare” la pipa eliminando quel gusto aspro tipico della radica vergine ricca in genere di tannini.
In altre parole, nelle pipe di radica la crosta sembra affinare e arrotondare il gusto del fumo; durante questa fase le fibre del legno assorbono e trattengono le sostanze del tabacco acquisendo un sapore originario che accompagna, “colora”, definisce e in alcuni casi esalta quello effettivo del fumo prodotto durante la combustione. Questo aspetto lo si nota soprattutto quando si fumano tabacchi che, in genere, hanno un gusto poco intenso, tant’è vero che in pipe di porcellana o di schiuma passano piuttosto inosservati. Partendo da questa prospettiva, si evince che il rodaggio debba avvenire con certi criteri che prevedano anche un’attenzione al tipo di tabacco da usare per il battesimo della pipa in modo che quest’ultima maturi soddisfacentemente e abbia una crosta con un gusto netto. Ma di questo parleremo in seguito.

Esecuzione del rodaggio classico
Ora passiamo alla effettiva esecuzione del rodaggio: secondo esperti e teorici del rodaggio, la fase iniziale diventa nevralgica nel momento in cui occorre che una pipa nuova si abitui al calore che è legato anche alla quantità di tabacco bruciato. Per questo motivo le regole del rodaggio classico prevedono che per le prime 4/5 fumate il fornello venga caricato solo per metà fino a riempirlo gradualmente durante le fumate successive.
Questa tecnica si rivolge soprattutto al neofita perché gli permette di controllare la fumata senza surriscaldare il fornello, concedendogli il tempo di apprendere una tecnica che lo renda in seguito più disinvolto.

Rodaggio a fornello pieno
Laddove lo accettino, altri fumatori più esperti eseguono invece un rodaggio “forte” (detto anche alla francese) che implica una concezione e una tecnica del rodaggio opposte a quelle descritte in precedenza. Esso consiste, infatti, nel riempire completamente da subito la pipa nuova fumandola per un numero di volte al giorno che varia in base alle abitudini del fumatore. In tal modo il maggior calore che si sviluppa apre i pori della radica permettendole di traspirare di più e favorendo in tal modo l’assorbimento delle sostanze aromatiche del tabacco che determinano, come abbiamo detto, la “maturazione” della pipa.

Conclusione del periodo di rodaggio e spessore della crosta
La fase di rodaggio dovrebbe concludersi nell’arco di circa venti fumate, numero sufficiente, secondo alcuni, perché la pipa imbarchi calore maturando bene senza rischi di traumi, e perché si formi una crosta piuttosto consistente. Quando diventa di uno spessore eccessivo la crosta dovrebbe essere ridotta e mantenuta a circa un millimetro con uno strumento specifico detto Grattapipe.

Teorie sullo spessore della crosta
Sullo spessore della crosta ci sono, tuttavia, diverse opinioni. Alcuni sostengono che una crosta molto spessa dia più gusto e sapore alla fumata, altri invece asseriscono che quando diventa eccessiva il suo spessore si presenta irregolare causando problemi alla combustione e contaminando il gusto. Secondo una teoria che non trova decisive conferme nella pratica, se la crosta eccede potrebbe causare la rottura della pipa perché con il calore l’estensione della crosta risulta essere maggiore di quella della radica.

Uso del tabacco per il rodaggio
Un aspetto da sottolineare è che durante la fase di rodaggio si suggerisce di non cambiare tabacco o quantomeno di mantenersi sulla stessa tipologia per evitare che la pipa ottenga un sapore troppo piatto e poco definito.
Ma quale è il tabacco da usare per il rodaggio?
C’è un tabacco più adatto degli altri per questa fase?
In questo caso non c’è una risposta oggettiva e valida per tutti; ci limitiamo a indagare i comportamenti dei fumatori e cercare di ricavarne delle motivazioni ragionevoli. Rodaggio con trinciato naturale e versatilità della pipa.
Alcuni consigliano tabacchi naturali a base di Kentucky come il nostro Comune che è un trinciato ricco di corpo ma dal gusto piuttosto neutro che non compromette quello dei tabacchi successivi e che conferisce alla pipa un sapore preliminare che la prepara a definire e a svelare al meglio le sfumature di gusto delle varie miscele.
Da un punto di vista esclusivamente funzionale, questo trinciato si presenta piuttosto secco con un taglio medio perfettamente in linea con le trinciature classiche.
Questa secchezza gli consente di bruciare molto in fretta e formare subito la crosta perché favorisce immediatamente la caramellizzazione degli zuccheri visto che ha pochissima umidità. Ovviamente, come per tanti altri aspetti che riguardano il fumo della pipa, l’utilizzo di un trinciato naturale per il rodaggio non è una regola fissa o un passaggio obbligato ma solo un suggerimento dettato da riscontri effettivi in molti fumatori. Partendo dal punto di vista del neofita che ha la tendenza a sperimentare continuamente, possiamo interpretare il rodaggio come un modo per rendere la pipa versatile con tabacchi differenti; in virtù di questo ci pare opportuno metterla nelle condizioni di farlo adottando degli accorgimenti.
Infatti bisogna tener conto che, almeno secondo una certa letteratura, una crosta prodotta dalla combustione di un trinciato naturale, in quanto non particolarmente ricco di essenze fruttate, porta la pipa ad essere più recettiva alle più svariate tipologie di trinciati e miscele che il mercato offre.
Facendo eco ai suoi sostenitori, possiamo affermare che il rodaggio eseguito con questi trinciati è in grado di svelare le caratteristiche peculiari di una pipa e a farne emergere pregi e difetti; altri tabacchi non lo consentono perché magari sono troppo invasivi o troppo zuccherini e impediscono alla radica di manifestarsi nel suo sapore.

Rifiuto dell’uso del rodaggio da parte di alcuni fumatori
Come abbiamo accennato prima, quanto detto vale soprattutto i neofiti che tendono a sperimentare tabacchi differenti e che in genere non hanno molte pipe (e devono quindi utilizzare la stessa pipa per tabacchi differenti); una volta che si diventa fumatori sempre più monotematici e attenti alle caratteristiche dei trinciati e delle pipe, ognuno può utilizzare il tabacco che più piace o che ritiene più opportuno per rodare una determinata pipa.
Possiamo semplicemente ribadire che un tabacco eccessivamente aromatizzato, in fase iniziale impregnerebbe eccessivamente la pipa, per cui si consiglia di usarlo a rodaggio ultimato poiché una crosta ben fatta filtra meglio certi aromi.
Ad ogni modo, man mano che l’esperienza aumenta e con essa il “parco pipe”, l’importanza del rodaggio assume diverse valenze; in alcuni casi la sua interpretazione viene talmente estremizzata tanto da considerarlo inutile soprattutto se consideriamo il fatto che la crosta si forma comunque a prescindere dalle funzioni che le si attribuisce.
Questo accade soprattutto per coloro che fumano tabacchi della stessa tipologia (miscele inglesi piuttosto che flakes o blend americani piuttosto che Olandesi). Perché in questo caso non avrebbe senso una versatilità della pipa nell’abito di tabacchi simili.
Quindi è ragionevole pensare che il fumatore esperto e monotematico non abbia bisogno del rodaggio per una questione legata alla coerenza con tabacchi specifici.

Conclusioni
Ad ogni modo, che il rodaggio venga fatto con i criteri qui descritti o con altri, che venga eseguito o meno, che lo si faccia con un trinciato naturale o con altri tabacchi, una cosa pare ovvia e importante: una pipa nuova non ha bisogno di alcuna preparazione particolare ed è già subito pronta per essere fumata.
L’unico accorgimento suggerito in seno ad una scuola che definiamo romana, è quello di ungere di un sottile strato di miele il fornello di una pipa in occasione della prima fumata; una operazione, quindi, che va fatta una volta sola.
Essa favorisce, stando a quanto dicono gli adepti di detta scuola, una preliminare protezione della radica vergine e la formazione più rapida della crosta. I puristi ritengono questo metodo errato perché rifiuta il contatto diretto con il legno. Lo stesso discorso è da farsi per quanto riguarda i fornelli “pre-rodati” ossia fornelli trattati con un non ben definito carbone vegetale che a sentire molti produttori, esonera il fumatore a fare il rodaggio perché rende la pipa già protetta e buona di gusto.
Quanto detto è una sintesi di alcuni comportamenti standard di molti fumatori e di alcune teorie presenti in manuali rinomati; con il rodaggio abbiamo toccato diverse questioni che ruotano intorno alla pipa; ma ribadiamo che qui non si vogliono dare delle regole fisse che devono essere necessariamente eseguite per ottenere dei risultati.
Questi ultimi sono in misura delle esigenze di ciascun fumatore e della pipa (marca, forma, modello, stagionatura...).
Ognuno di noi adotta il metodo che più è in grado di soddisfarci e di farci arginare certe difficoltà di approccio.
Un manuale deve avere il compito di offrire delle linee concettuali per affrontare una esperienza ma è solo quest’ultima insieme al tempo a rendere un fumatore libero da ogni difficoltà.
Le regole del gioco possono essere scritte ma solo nell’esperienza diventano vive.

Published:  19/05/2005