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Intervista a Bertram Safferling
18/05/2013
Beltram Safferling
Bertram Safferling, artigiano tedesco, trapiantato in Italia. Abita e lavora ad Egna-Neumarkt, in Trentino Alto Adige . Lì ha un atelier- laboratorio dove non solo vende e produce le sue opere ma tiene anche dei corsi di pipemaking. Un pipemaker con le idee chiare che non cede a nessun compromesso. Lo si percepisce da questa intervista che ha concesso in esclusiva per il nostro sito e per la quale lo ringraziamo.


Fai questo mestiere da ormai tre decenni. Come sono cambiati i gusti dei fumatori di pipa secondo te?

Se qualcosa è cambiato in questi tre decenni, secondo me non riguarda tanto il "gusto", quanto piuttosto - in modo evidente - le esigenze del pubblico per quel che riguarda la lavorazione e i materiali. Non sono mai state prodotte pipe di così alto livello qualitativo come negli ultimi anni.

In generale aggiungerei poi che, indipendentemente dal fattore "cambiamenti nel tempo", ci sono tendenze di gusto molto diverse in Italia e in Germania. Credo che in Germania ci sia una preferenza per forme semplici, senza "arzigogoli", mentre in Italia sono più richieste pipe elaborate, con molte applicazioni.


Quanto hai dovuto conformarti ad essi e in che misura invece ti sei imposto?

Sarei portato a ritenere di me stesso che non mi sono mai adeguato a mode, correnti e tendenze. Per esempio, dalla mia prima pipa fino ad oggi ho sempre usato con molta parsimonia le applicazioni: trovo già di per sé interessante e pienamente soddisfacente la tensione e l'azione combinata che si crea tra il legno, con la sua fiammatura naturale e viva, da una parte e il nero brillante del bocchino di ebanite dall'altra; perciò qualsiasi materiale aggiuntivo non sarebbe altro che un disturbo. Ecco perché tutte le tendenze degli ultimi anni, come per esempio le applicazioni di bambù o anche le stesse pipe Morta, non mi hanno mai interessato molto.


Beltram Safferling

Parlaci un po' di te: quando hai cominciato la tua attività di artigiano?

Negli anni settanta ho fatto un viaggio in Irlanda e come souvenir mi sono portato l'innamoramento per il fumo della pipa: a quei tempi viaggiavo in autostop. Per strada incontrai uno scavatore di torba, un uomo scarno, con un viso coriaceo sotto un cappello floscio, che in modo quasi ovvio aveva una pipa in bocca, dalla quale emanava un profumo che non avevo mai sentito prima: quest'esperienza risvegliò in me un fascino irresistibile, tanto che cominciai subito anch'io a fumare la pipa.

Anni dopo, ai tempi degli ultimi echi del Sessantotto, con alcuni amici conosciuti all'Accademia di Belle Arti di Stoccarda (un costruttore di marionette, un costruttore di organetti e un designer industriale) fondammo una comune di artigiani nel sottotetto di una vecchia fabbrica di cioccolato, in un edificio fine Ottocento, dove in ogni angolo regnava un penetrante odore di cacao.

Eravamo tutti assolutamente decisi a dividere i nostri mezzi di produzione, a produrre i nostri manufatti autonomamente e a commercializzarli con le nostre sole forze. Furono anni duri e sregolati. Sia per la produzione, sia per la distribuzione, il nostro unico maestro, molto severo, fu il metodo "per tentativi": credo che non ci sia stato un solo errore che non abbiamo commesso! Nonostante le mie prime pipe sembrassero piuttosto ceppi d'albero, però, col tempo cominciai ad avere successo. L'atmosfera della comune era stimolante e questo progetto è andato avanti un bel po' di tempo. Talvolta era un po' dura dover sopportare il costruttore di organetti, che doveva provare i suoi strumenti ripetendo all'infinito sempre la stessa tonalità e le stesse melodie, e si sa che il volume di un organetto non si può certo definire basso!

Dal punto di vista professionale, In quegli anni mi sono confrontato soprattutto con due scultori del legno che, pur non avendo niente a che fare con la produzione di pipe, mi davano preziosi consigli sulla lavorazione "artistica" del legno. In questo senso posso ritenerli dei "maestri".


Al di là di questi stimoli, però, direi in generale di aver sviluppato da solo il mio metodo di lavoro, senza confrontarmi con nessun collega.


Solo dopo 20 anni ho messo piede per la prima volta nel laboratorio di un altro mastro pipaio, il danese Peter Hedegaard (che purtroppo è morto tre anni fa), che mi ha ospitato per alcuni giorni.


Se dovessi identificare il tuo stile, come lo definiresti?

Domanda difficile… In realtà a questa domanda non dovrei rispondere io, bensì un osservatore esterno! Io posso soltanto definirlo per via negativa: per esempio, non produco pipe di stile danese... Col passar del tempo, apprezzo sempre più le forme originarie della pipa: la sfida più grande mi sembra essere quella di una pipa che abbia una severità formale, ridotta alla funzionalità, equilibrata nelle proporzioni e con una fiammatura adeguata. Il mio motto potrebbe essere: "Il vero maestro si vede dalla capacità di eliminare e di ridurre". Come si potrebbe dunque definire questo stile? Forse "lo Zen della pipa"? Ecco! Possiamo dire che Safferling mira alla produzione di "pipe giapponesi"!

Beltram SafferlingBeltram Safferling


Quali sono gli elementi costruttivi e i dettagli che prediligi nella costruzione di una pipa?

Beltram Safferling
Forme semplici, linee chiare, senza fronzoli, ma ciononostante con una cifra personale perfettamente riconoscibile. Do importanza al gioco tra legno ed ebanite, per cui il nero di quest'ultima dovrebbe esaltare la fiammatura del primo.


Cosa vuol dire per te lavorare in questo settore? Quali sono le soddisfazioni che hai ottenuto?

Su questa domanda sto meditando da trent'anni! Mi chiedo sempre: perché non sono diventato ragioniere o impiegato statale? Diciamo che la sfida iniziale di essere l'artefice dell'intero processo che va dalla nascita dell'idea, alla sua realizzazione, fino alla vendita continua ad affascinarmi, nonostante tutti gli svantaggi che presenta. Poter produrre qualcosa di bello in cui sia possibile ritrovarsi, è fonte di una grossa soddisfazione; è affascinante immergersi nel lavoro: si dimentica il tempo e le ore passano in un attimo.


Per quanto riguarda invece le soddisfazioni "esterne", i miei lavori sono stati menzionati in diverse pubblicazioni, soprattutto in Germania, ma anche all'estero. In Germania negli anni Ottanta e Novanta sono stato spesso intervistato sia per giornali che per radio e TV; ricordo per esempio che il noto settimanale "Stern", nel febbraio del 1986, mi ha dedicato un reportage di tre pagine. Un anno prima il Museo di Arte contemporanea di Monaco di Baviera aveva acquistato una mia pipa. Come pubblicazioni straniere ricordo soprattutto il bell'articolo di Chuck Stanion ""Reaching for the Soul of the Briar", pubblicato nella rivista americana "Pipe and Tobaccos" nell'autunno 2001.


Beltram Safferling

Il tuo nome è legato anche ai corsi che tieni per chi desidera apprendere l'arte del pipemaking. Qual è lo scopo che ti prefiggi con questi corsi? E perchè è così importante che si sappia come fare una pipa?

Nell'epoca del consumismo esasperato, della produzione di massa, diventa sempre più difficile spiegare perché una pipa prodotta a mano dovrebbe costare alcune centinaia di euro. D'altro canto ho potuto verificare che esiste una sempre maggiore attrazione verso le attività manuali. Da più di dieci anni io offro ai clienti interessati la possibilità di prodursi una pipa personalizzata, che corrisponde cioè alla loro rappresentazione ideale, sotto la mia guida e con il mio aiuto: ebbene, a questi corsi partecipano per la quasi totalità professionisti che lavorano "con la testa", come avvocati, medici, funzionari e perfino professori universitari. Tra loro ci sono clienti abituali, che di anno in anno vengono a costruirsi una pipa nel mio laboratorio. Qui imparano a conoscere una pipa dall'interno e acquistano sensibilità nei confronti del valore dell'attività creativa e manuale, trovando una possibilità di espressione personale.


Beltram Safferling

Tu sei un artigiano tedesco trapiantato in Italia ( in una regione, tra l'altro, decisamente filoteutonica come il Trentino). Hai avuto modo di frequentare mostre e fiere del settore nel nostro paese. Quali sono le differenze, soprattutto dal punto di vista dell' approccio al mondo della pipa, tra te e i tuoi colleghi italiani?

Ho già descritto all'inizio quelle che per me sono le differenze nei gusti dei fumatori di pipa tra Italia e Germania (i tedeschi preferiscono forme più semplici rispetto agli italiani): dunque anche l'approccio dei mastri pipai si orienta su questa differenza.


Quanto è stato importante per te il marketing?

Il marketing, inteso come l'adottare misure miranti ad aumentare le vendite, per me non è di primaria importanza: io posso produrre solo un numero limitato di pipe al mese e queste prima o poi le vendo, con o senza attività di marketing. Per me la produzione di pipe è soprattutto un'espressione artistica, anche se mi rendo conto che l'aspetto economico è importante.


Beltram Safferling

Andiamo sul tecnico. E' ormai opinione comune che per ottenere una buona pipa con una resa nella fumata eccellente occorre che la radica sia stagionata. Tu cosa pensi al riguardo? E' veramente così? Quali altri aspetti curi per rendere valida la fumata di una pipa?

Nella mia riserva di radica esiste una partita di pezzi estremamente stagionati, che ho acquistato a Saint Claude circa 25 anni fa e che già allora avevano una stagionatura di alcuni decenni. Purtroppo il legno non è dei migliori, ma sono riuscito a tirarne fuori alcune pipe niente male. A mio giudizio queste pipe si fumano molto bene, senza un retrogusto forte, però non direi che c'è una differenza poi così grande rispetto a materiale di stagionatura "normale".


L'altro estremo, però, cioè legno stagionato troppo poco, influisce sicuramente in modo negativo sulla qualità del fumo.


Per quanto riguarda gli aspetti che curo per la fumata, naturalmente è importante che i canali combacino perfettamente e che abbiano un diametro compatibile. Il foro del tabacco è di regola leggermente conico. Anche il foro del bocchino ha una certa conicità, per consentire un'aspirazione migliore. Per il resto, i fori tra la camera del tabacco e il morso del bocchino dovrebbero incastrarsi senza dislivelli, con una minima resistenza dell'aria. Tra il perno e il foro del perno non ci dovrebbe essere spazio.


Un altro particolare del tuo lavoro è la punzonatura delle tue pipe ridotta all'essenziale. Contrariamente ad altri tuoi colleghi che si sbizzarriscono con diciture gradazioni e quant'altro. Ce ne parli brevemente?

Il limitarsi all'essenziale non ha nulla a che vedere con la falsa modestia, è una questione pratica e corrisponde alla mia filosofia.


Beltram Safferling

Il settore del lentofumo e in generale della manifattura della pipa è in continua sofferenza soprattutto tenendo conto delle crisi economiche che ci affliggono in questi ultimi decenni. A questo si devono aggiungere le campagne antifumo che non aiutano questo lavoro. Dal tuo punto di vista. come vedi il futuro di questa attività e della pipa in genere?

Poche settimane fa lo "Spiegel" ha pubblicato un articolo sul fumo della pipa, in cui si parla di una vera e propria "campagna di annientamento dei fumatori" che sarebbe in atto da qualche tempo. Ebbene, io penso che questa prima o poi finirà, solo che nessuno può dire quando. Al momento non rimane altro che aspettare.


Cosa pensi si debba fare affinché ci sia una rinascita della cultura della pipa e del lento fumo?

Fumare un buon tabacco in perfetto relax, dimostrare ai fanatici anti-fumatori che il fumo della pipa può avere anche degli aspetti "sani e naturali" e aspettare che passi la tempesta.


A tuo avviso il solo collezionismo è in grado di far sostenere questo mercato di nicchia?

Se si riesce a proporsi su un mercato internazionale, secondo me c'è una possibilità. Internet rappresenta comunque un canale molto adatto a questo tipo di mercato.


Per la traduzione dal tedesco ringraziamo la prof.ssa Stefania Di Girolamo (moglie dell'artigiano)

Per saperne di più: http://www.pfeifenatelier.com



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