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Lorenzo.. - di coconut
21/01/2007


Gran bei tempi, gli anni '70, per un fumatore di pipa torinese. Non c'era un solo tabaccaio – persino in periferia - la cui vetrina non esibisse almeno un paio di espositori di pipe...e io che per motivi di studio bazzicavo il centro storico, problemi non ne avevo davvero. Negozi come la Tabaccheria Lucchino, all'inizio di via Po, e Diapede, in via Monte di Pietà, erano dei piccoli paradisi. Lì dentro non solo vedevi e compravi delle pipe, dalle più economiche alle più celebrate, ma imparavi anche a fumare. Negozi gestiti da veri appassionati, sempre con la pipa in bocca e sempre prodighi di consigli per chiunque dimostrasse di volersi avvicinare con il dovuto rispetto e la necessaria serietà al Mondo della Pipa. Non c'era Internet, e la disponibilità di questi esperti, insieme a qualche raro libro, era preziosa per tutti: novizi desiderosi di imparare, e fumatori esperti desiderosi di confrontarsi e continuare ad imparare. Diapede non era un negozio, era un vero e proprio ritrovo di appassionati...e Lucchino era sempre pronto a mollare al banco i poveri fumatori di sigarette, da lui considerati un male necessario, non appena qualcuno gli chiedeva di una pipa in vetrina, o non appena una signora aveva bisogno di qualche consiglio su un regalo per il fidanzato o il marito...mia moglie stessa approfittò di una disponibilità che portò nelle mie mani alcune pipe che guardo e fumo volentieri oggi come allora.



I nomi...? LORENZO... GASPARINI... PIERLUIGI... CASTELLO... RAGANELLA... ILIO BARONTINI... MORETTI... TALAMONA... le immancabili SAVINELLI e BREBBIA e ROSSI... le prime MASTRO DE PAJA... GIGI... i motti e i loghi: STYLED BY LORENZO... PIERLUIGI “fatta a mano per i miei amici”... GJGJ, con quelle due I stilizzate che qualcuno interpretava come J, addolcendo e storpiando la pronuncia fino a far pensare più ad una vedette del Crazy Horse che non ad una pipa... E poi, le pipe dei Maestri Inglesi: CHARATAN, DUNHILL, PARKER, BEN WADE, COMOY... le irlandesi PETERSON... le oggi quasi dimenticate ma ancora vive BIG BEN olandesi... le danesi STANWELL, DANSKE CLUB, SON...no, non mi sto dimenticando le francesi: è solo che, personalmente, auspicherei una risoluzione ONU che vietasse ai francesi di produrre pipe, ma questa è una opinione mia... BUTZ CHOQUIN, che per qualche verso mi richiamava alla mente il truce Butch Cassidy... ROPP, un nome che vedrei bene in un vecchio film di guerra (“Colonnello Siegfried von ROPP agli ordini, Feldmaresciallo ROMMEL!!!”)... CHACOM (un buon nome per un Circo, o per un assistente di Hercule Poirot)... Le tedesche? Le americane? Quelle me le VOGLIO dimenticare, abbiate pazienza, e sono disposto anche a bere pur di riuscirci! E comunque, a quell'epoca nei nostri negozi, grazie a Dio, non se ne trovavano.


Non circolavano tutti i nomi: non ricordo, allora, di avere mai visto delle Sasieni o delle Ashton, per esempio. E, quanto alla fantasia, ce n'era già molta, specie nelle nostre italiche produzioni...ma sempre senza perdere di vista il fatto che si trattava di pipe. Ogni tanto, forse, se ne dimenticava il buon Mario Gasparini, e anche Carlo Scotti ci provava, ma erano peccatucci che gli perdonavamo volentieri...


Ed eccoci giunti al punto. Non sono qui per raccontare vita e miracoli dei nostri marchi storici: i lettori di questo sito sono dei conoscitori e, comunque, tutti siamo in grado di reperire dati storici e notizie nella Grande Rete. Perché “Lorenzo e gli altri”? Perché, lo ammetto, ho sempre amato particolarmente le creazioni di Lorenzo Tagliabue. Ancora oggi, quando trovo una Lorenzo “ante 1989” non so resistere, nuova o usata o disastrata che sia. Ancora oggi amo le esponenti di quella scuola del varesotto, o comunque dell'Alta Lombardia, che ha dato vita ad alcuni dei marchi che ho citato, e che ha sempre prodotto delle grandi pipe.



Perché questa predilezione? Un po' per motivi affettivi: ammetto che Lorenzo è un nome che ha un posto nei miei ricordi lontani. Ma, da un punto di vista razionale, da fumatore, perché lui e quegli altri signori facevano delle pipe. Magari non sempre la radica era la migliore possibile al mondo...magari non sempre lo sbozzo era puro al 100% come un diamante...spesso le linee erano semplici (è un difetto?), e quando indulgevano all'originalità non era mai al punto di compromettere la funzionalità dell'attrezzo da fumo. In poche parole, non perdevano mai di vista la loro funzione principale: fumare. E fumavano e fumano bene, molto bene.


Fumare la pipa non può essere ridotto ad un mero tecnicismo: non è e non sarà mai una scienza, perché è un atto che manca della caratteristica essenziale di una scienza, la costanza di risultati e la loro esatta riproducibilità a parità di parametri in gioco. Ora, in una pipa possiamo discutere della qualità della radica, della forma, del percorso che fa il fumo, dei vari metodi (uno vale l'altro...) per limitare la cosiddetta “raganella”...persino del famigerato allineamento cannello/testa, o di sezioni e lunghezze, dimensioni, etc. etc. etc. bla bla bla... ma esiste una variabile imponderabile: il FUMATORE. Non ce n'è uno uguale all'altro, ed è la variabile forse più importante, certamente la meno riconducibile a tipologie e schemi rigidamente predeterminati. Qualsiasi fumatore con una buona esperienza alle spalle ha due o tre pipe che hanno un nome del tipo Esposito o Diotallevi, un allineamento cannello/testa che viola ogni legge della geometria, sono finite da pecoraio, usano una radica di qualità simile a quella dello sterco di cavallo, hanno più “punti neri” di un quattordicenne e più stuccature dell'automobile di una signora nemica dei parcheggi... eppure fumano bene, magari meglio di qualche “pezzo” blasonato costato quanto un podere nel Chianti. Fumano bene con LUI, perché, appena al Club della Pipa di San Stino di Livenza l'orgoglioso proprietario la fa provare ad un altro fumatore, la “trovatella” torna a fare da stimolo alle funzioni corporali post-digestive quasi fosse la Dolce Euchessina. E questo perché il parametro fondamentale e imponderabile è il fumatore: come fuma e cosa fuma. Sapete che molti anni fa, per le gare di lungo-fumo, il Club della Pipa forniva delle volgari billiard sabbiate con un grande fornello e piene di stuccature che costavano 5.000 lire? E sapete i fumatori cosa combinavano (combinavamo, lo ammetto...ma poi mi sono redento...) con quelle pipe, due “svedesi” e due grammi di tabacco?


Non sto dicendo che la pipa non conta, ci mancherebbe altro: una buona pipa fuma bene con molti fumatori, mentre una cattiva pipa fuma a dovere con pochissimi eletti o con nessuno. Ma quali sono le caratteristiche che deve avere una pipa per fumare bene?


Una buona radica? E' molto importante, certo. Una finitura accurata? Un calcolo esatto delle forature e del loro posizionamento? Molto importante anche questo. Una forma ben studiata? Qui casca l'asino.


Mettiamocelo bene in testa, amici: nulla fuma meglio di una bella billiard dritta del tipo che è di moda da due secoli. Una semi-curva ci si avvicina molto, e magari può permettersi di essere una rhodesian o una bulldog... Una curva? Qui cominciano i “distinguo”, perché - come succede al volante - più curvi e più la vita si complica, per rasentare l'impossibilità di sopravvivenza in zona oom paul, o la grande esperienza di “guida” che richiede una calabash. Niente paura, non ho nessuna intenzione di addentrarmi in una critica analitica delle varie forme: non ne avrei nemmeno la capacità, non sono un pontefice e non sono un master carver. Sono solo un fumatore. Ma vi siete mai chiesti perché le inglesi fumano tutte mediamente bene? La risposta è semplice: la maggior parte, Dunhill comprese, hanno nelle loro forme la stessa fantasia che vi aggredisce dalle pagine di un trattato di ragioneria. Quando si spingono fino alla skater già i consiglieri di amministrazione in bombetta nera e tight scuotono sconsolati il capo e pensano che i bei tempi andati non ci sono più, che non c'è più religione e nemmeno le mezze stagioni.


E, parallelamente, vi siete mai chiesti perché certe danesi di cartello non le fa fumare bene nemmeno un turco esperto di narghilé? E che vi aspettate da una pipa al cui interno il fumo fa più curve che sulla Cisa? Qualche giorno fa, sul nostro amato sito, ho visto una bellissima Bo Nordh; uno di voi ha argutamente commentato che pareva un martello, e aveva ragione. A me è venuta voglia di scrivere: “gran bell'oggetto, ma a me piacciono le pipe”. Perché quello è certo un oggetto degno del Museum of Modern Art, ma se è una pipa io sono Madre Teresa di Calcutta. Ditemi, ma quando vi comprate un affare simile, pagandolo una cifra sulla quale dovrete vilmente mentire a vostra moglie, pretendete anche che FUMI? Niente niente avete davvero intenzione di metterci dentro del tabacco e magari accenderlo pure? E, dopo, siete sicuri di avere il diritto di incazzarvi? Se volevate fumare vi compravate una bella Savinelli De Luxe e ci mettevate dentro il vostro tabacco preferito, senza stare tanto a sottilizzare su piccole e insignificanti stuccature o su una fiammatura che magari non ricorda le tavole di Doré sull'Inferno dantesco. Invece vi siete beccata la rossa danese tutta curve, l'avete strapagata, e avete scoperto che non è nemmeno tanto brava...


Ritorno a bomba. Che c'entrano le Lorenzo e le varesotte e altolombarde in genere? C'entrano eccome. Sono belle, ben fatte, sono certo molto più originali di una billiard o di una dublin tradizionali, e fumano bene. Non sono tanto eccentriche da compromettere la fumata, ecco tutto...ma sono comunque delle bellissime pipe. Sono, soprattutto, delle PIPE: oggetti nati per metterci dentro del tabacco e per fumare. E questo è il grandissimo merito di quella scuola di artigiani, come il grande Paronelli potrebbe spiegare molto meglio di me. Una scuola, amici, da cui è uscito anche un certo Carlo Scotti, e scusate se è poco...


Molto vi sarebbe ancora da aggiungere, ma niente paura, per questa volta mi fermo qui. Ho voluto spesso fare ricorso a dei paradossi, nel tentativo di vivacizzare e di annoiare meno...Qualcuno forse sarà d'accordo con me, e molti non lo saranno: sento già le pernacchie, ma anche queste sono espressione di libertà di pensiero e quindi, in definitiva, di democrazia. Perciò, chiuderò parafrasando la vecchia Commedia dell'Arte: se lo spettacolino vi è piaciuto, un piccolo applauso...se non vi è piaciuto, compatite...


...e, soprattutto: PENSATE A FUMARE.


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