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Don Carlos
24/05/2005
intervista di Alberiko a Bruto Sordini - Don Carlos
Ancora una volta mi butto indegnamente nei panni del cronista per raccontarvi il colloquio avuto con un grande della pipa: Bruto Sordini, creatore delle pipe Don Carlos, ammirate ed apprezzate in tutto il mondo e soprattutto nel mercato internazionale. Già artigiano della Ser Jacopo e della Mastro, Bruto è uomo di grande cordialità (la prima cosa che mi ha affettuosamente fatto notare è la stranezza dei nostri reciproci nomi), e realizza quel popò di capolavori nel suo laboratorio di Cagli sulle colline marchigiane con l’impegno e la capacità che gli sono valsi l’apprezzamento del “loggione” inglese (Pipe Club of London) che gli ha conferito senza esitazione il titolo di “membro onorario”.
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FLP: le prime due domande sono ormai di prassi. Conosci FLP? E cosa pensi del fatto che la stragrande maggioranza dei soci sia composta da giovani sotto i 30 anni?
Bruto: conosco bene FLP, lo visito spesso con piacere e sono anche amico della cara Oremy. Sul fatto dei giovani trovo che la cosa sia straordinaria; la pipa è sempre stata associata concettualmente alla persona “attempata” e questo, evidentemente, sta cambiando, anche perché probabilmente i giovani hanno scoperto quanto è buono fumare la pipa. Ormai si abbandona la sigaretta che offre un fumo non piacevole e lascia, alla fine, solo un mucchio di cenere, e si passa alla pipa che dona calma, gusto, rilassatezza e anche amore per l’oggetto. Basti pensare che addirittura c’è chi alla pipa ha dedicato poesie!

FLP: Don Carlos da tempo è sul mercato internazionale, specialmente in USA e Germania; come è la situazione della pipa al momento?
Bruto: a me risulta che il mercato sia sostanzialmente fermo sia in USA che in Germania, e questo mi dà la convinzione di una brutta crisi di cui, credo, sentiremo fra non molto le conseguenze, soprattutto in termini di sopravvivenza delle aziende. Addirittura la voce che gira è che l’unico mercato che “tira” è quello italiano e che ciò avvenga soprattutto nei confronti della pipa “industriale” ed economica, e questo lascia sperare in una successiva ripresa quando, cioè, il fumatore pretenderà una pipa di migliore realizzazione.

FLP: i modelli che crei sono molto variegati; in quale stile realizzativo ti riconoci? Callassico, innovativo, creativo?
Bruto: guarda, spero che le mie pipe non abbiano nessuna di queste etichette; non ho mai amato i recinti.

FLP: mi sono da tempo fatto la convinzione che la rusticata sia la pipa più “artigianale” di tutte, e ne ho visto molte nella tua produzione. Che ne pensi?
Bruto: io amo tantissimo le rusticate. Vedi, la rusticata è l’unica pipa che consente all’artigiano di eseguire esattamente la forma che si era inizialmente progettata; questo è impossibile con le lisce, dove la necessità di evitare difetti e “nodi” impone scelte modificative in corso d’opera. Ogni mia rusticata, quindi, rappresenta esattamente la forma che avevo in mente prima di iniziare la lavorazione.

FLP: la pipa è il tuo lavoro, ma hai mantenuto la passione tipica del fumatore per l’oggetto?
Bruto: certamente. Pensa che ci sono notti intere in cui la mia mente insegue forme di pipe che poi la mattina, puntualmente, mi sfuggono, e la cosa si ripete la notte successiva e così via….

FLP: benché circondato da migliaia di pipe, so che una fiammata è rimasta la tua preferita. E’ vero?
Bruto: non del tutto. Io fumo soltanto due pipe: quella che vedi (n.d.r:.una biliard fiammata scurita dall’uso con inserto mediano in bambù), ed una piccola buldog. Non fumo altre pipe: le due citate mi danno tutto e non sento la necessità di fumarne altre.

FLP: che tabacchi preferisci?
Bruto: la mia miscela preferita era composta da Balkan Sobranie bianco, Benson & Hedges e tre ciuffi di Latakia puro, ma l’ho dovuta abbandonare perché mi dava problemi alle corde vocali. Ho provato per un po’ gli aromattizzati, ma attualmente fumo Dunhill Standard e la miscela “Full 9” di Dubini. A proposito di miscele, mi piace ricordare che Larsen e Schurch hanno entrambi creato miscele “Don Carlos” (n.d.r.: non reperibili in Italia).

FLP: che ruolo ha tua moglie Rosaria nel processo realizzativo delle Don Carlos? Ed è vero che sei aiutato anche da un’altra donna?
Bruto: mia moglie si occupa di tutto, dall’amministrazione alla bassa manovalanza, come il sottoscritto d’altronde. La mia aiutante si chiama Simona, ha 27 anni ed è una incredibile foratrice: non sbaglia un camino, li centra tutti perfettamente (n.d.r. intendesi il foro alla base del fornello che collega con il cannello)! Ora sta imaprando molto bene a modellare e se un giorno decidesse di mettersi in proprio l’aiuterei senz’altro.

FLP: perché sconsigli di infilare il dito nel fornello delle pipe finite?
Bruto: mi basta fare l’esempio del vetro: prova a poggiarci ripetutamente il dito sopra e poi dimmi il risultato. Vedrai grasso e acido, con la piccola differenza che il vetro lo puoi pulire mentre il fornello no, ed in più in questo arriverà la fumata con le relative temperature. Bisogna fare molta attenzione al fornello vergine; io, infatti, dico sempre che chi compra una mia pipa compra tutta la pipa tranne il fornello, che resta mio. Intendo dire che resta mio a livello di responsabilità; se dovesse presentare qualche difetto, io garantisco la riparazione o la sostituzione perché pretendo di dare ai fumatori solo fornelli impeccabili.

FLP: che altre cautele consigli ai fumatori delle tue pipe?
Bruto: nessun’altra: dateci dentro di brutto in tranquillità

FLP: si legge ovunque che hai scelto il nome Don Carlos per il tuo amore verso quest’opera.
Bruto: guarda, le ho chiamate Don Carlos quando ancora non conoscevo l’opera e, quindi, avrei potuto scegliere qualsiasi altro titolo; ora che conosco la bellezza del Don Carlos posso dirti che non userei mai il nome di una cosa così sublime per un marchio di pipe, ed anzi mi scuso per tale accostamento.

Credo che la sincerità e l’onestà dell’ultima risposta possa far comprendere di quale pasta è fatto Bruto Sordini; artigiano vero, uomo cordiale e sincero, disponibilissmo a raccontare del magnifico mondo che è il suo lavoro. Di questo potranno accorgersi anche gli amici soci che non mancheranno all’incontro romano di fine settembre, per il quale mi permetto di evidenziare l’eccezionalità sia per la qualità dei prodotti che saranno esposti, sia per la cordialità del loro creatore nello spiegarne concenzione e tecnica realizzativa.
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