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Rassegna stampa

Rassegna stampa : Dopo 5 anni fumatori di nuovo in aumento Colpa della crisi e del contrabbando

27/1/2010 13:07:50
Per la prima volta dal 2005 il numero dei tabacco-dipendenti è tornato a salire anche a causa delle difficoltà economiche, dello stress e dell’improvviso tempo “libero” di chi ha perso il lavoro. Ma se i consumatori aumentano, le vendite “lecite” calano perché la recessione ha ridato fiato anche al mercato nero delle sigarette: in un anno i sequestri sono cresciuti del 45%

Quattro ex fumatori su cento hanno ripreso il vizio nel 2009. E per la prima volta dal 2005, da quando è entrata in vigore la Legge Sirchia, il numero dei consumatori di sigarette ha ripreso a crescere (+3,4%). Tale crescita è legata soprattutto alla ricaduta di chi aveva smesso. Le ragioni dell’inversione di tendenza dipendono, secondo gli esperti, anche alla crisi economica: l’aumento dello stress per le difficoltà lavorative e finanziarie, il maggior tempo all’improvviso a disposizione di chi non ha più il lavoro o si ritrova per mesi in cassa integrazione sono fattori che incidono sulla condizione dell’ex fumatore. La crisi, del resto, si manifesta anche in un altro modo in questo terreno, con un ritorno straordinario delle sigarette di contrabbando e del relativo mercato nero. Anche in questo caso parlano le cifre, quelle della British american tabacco Italia: nei primi sei mesi del 2009, i fumatori sono aumentati del 3,4%, mentre il mercato ufficiale delle sigarette ha registrato un calo di vendite del 3% (e del 12% negli ultimi cinque anni).

La crisi e lo stress fatali agli ex fumatori
“L'aumento degli ex fumatori – spiega Pier Giorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio alcol, droga e fumo dell’Istituto superiore di sanità – è legato anche agli effetti della crisi". Stress, ansie, ma anche il molto tempo diventato libero dall’impiego perduto, speso a pensarsi addosso o a cercare un altro lavoro, sono occasioni spesso fatali per chi aveva smesso di fumare. "Sicuramente i problemi economici aggravano la situazione e possono determinare il ritorno alla dipendenza dal fumo - aggiunge il dottor Roberto Boffi, medico pneumologo, responsabile del centro antifumo dell'Istituto nazionale dei tumori -. Considerando poi che nei luoghi di lavoro non si può fumare, come anche nei bar e nei locali, le occasioni per consumare quei piccoli 'cilindri infernali' sono sempre meno per le persone impegnate e più per chi invece ha una vita più libera. Negli Usa, per esempio, chi fuma è fuori moda, è un emarginato".

Il ritorno del contrabbando
I dati dei produttori di sigarette confermano un dato di cronaca registrato nel 2009 dalla Guarda di finanza: il boom del contrabbando: “Se vi è un aumento dei fumatori – scrive in una nota la British american Tabacco Italia – ciò è da ricondurre alla recrudescenza del fenomeno del contrabbando, grazie al quale è possibile acquistare a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli di mercato”. I dati sul calo delle vendite lecite sono confermati dai Monopoli di stato e dalla Finanza: solo nel primo semestre del 2009 sono state sequestrate circa 170 tonnellate di tabacchi e a fine anno si è registrato un +45% di sigarette sequestrate rispetto all`anno precedente. Il maggior numero degli interventi delle Fiamme gialle si è verificato nelle sedi frontaliere e nei grandi porti: da Trieste a Brindisi, da Ancona a Genova. A Napoli la finanza segnala il ritorno dei “tavolini volanti” dove si vendono sigarette a basso prezzo, spesso provenienti dall’Est europa. Secondo i produttori della Bati, inoltre, nel solo Friuli l’introduzione di sigarette illegale dalla Slovenia ha causato un calo del 40% delle vendite.

Il prezzo delle sigarette influenza il consumo
Aldilà delle ragioni economiche, la crescita dei fumatori preoccupa e i medici ritengono necessari nuovi interventi a partire dai prezzi: la dipendenza dal fumo è una malattia recidivante e la spesa elevata potrebbe essere di ostacolo alle ricadute: “Bisognerebbe aumentare il costo di almeno un euro ed eliminare i pacchetti da 10 sigarette, i più acquistati dai giovani – dice Pier Giorgio Zuccaro - Basti pensare che nella fascia tra i 15-24 anni sono più di un milione e 700 mila gli amanti delle ‘bionde’, una percentuale che è cresciuta dal 24% del 2008 al 29% del 2009”.

Il legame tra la dipendenza dal fumo e il prezzo è provato da uno studio portato avanti da un gruppo di statistici ed epidemiologici. Stando alla ricerca pubblicata anche sul sito della Lega italiana tumori, la prevalenza dei fumatori – ossia la proporzione di individui sul totale della popolazione che, in un dato momento, risulta fumare – dipende dal prezzo delle sigarette. Più aumenta il costo, più diminuisce la presenza di chi ha il vizio. Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno analizzato, tra marzo e aprile 2005, un campione di 3114 individui (1511 uomini e 1603 donne) che ha risposto a un questionario sulle proprie caratteristiche socioeconomiche, sul consumo di tabacco e su come avrebbero modificato le proprie abitudini se il pacchetto fosse aumentato di un euro. Stando ai risultati il 10,6% dei fumatori avrebbe smesso e il 21,4% avrebbe ridotto il consumo se il prezzo del pacchetto di sigarette fosse aumentato.

di Adele Sarno
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